Per diciotto giorni, il mondo intero, con il fiato sospeso, ha seguito le operazioni per riportare fuori dalla grotta, restituendo loro la luce e la vita, i bambini thailandesi e il loro allenatore. Mentre scrivo, le operazioni sono da poco completate e sono tutti salvi.

Persino il cielo, quasi sempre grigio e carico di umidità di Boca Raton, sembra volersi schiarire per dedicare un tributo a tanta vita. A tanto sforzo solidale. A tanta apprensione. A tanti cuori che si sono avvolti intorno a questi bambini e al loro destino: quasi a formare un salvagente per tenerli a galla, quasi a volergli passare ossigeno per farli respirare.

In qualche momento, probabilmente perché mi fece tanta impressione, ho ripensato alla storia di Vermicino, ad Alfredino e a quell’Italia sospesa intorno a quel bambino che non si riuscì a riportare alla luce. Nonostante i cuori. Nonostante un paese pietrificato, incollato per ore allo schermo della televisione.

Bambini.

Le loro storie, che siano gioiose o drammatiche, riescono ad avere sempre un posto speciale nei nostri cuori. I bambini sono il futuro. Sono la speranza. Sono i cuccioli di cui ci dobbiamo obbligatoriamente occupare per dare un senso al nostro essere uomini e donne. I bambini sono il nostro contatto quotidiano con l’essenza della vita.

Mi procura dolore, un dolore fitto e profondo, pertanto, l’idea che non tutti i bambini siano considerati alla stessa maniera, che non a tutti venga riconosciuto un diritto inalienabile alla vita, un diritto alla protezione, un diritto alla luce.

 

Negli ultimi 18 giorni, come era obbligatorio, morale, indispensabile, indiscutibile fare, si sono unite forze e saperi per salvare dei bambini.

 

 

Negli ultimi 18 giorni, circa 2000 bambini, alcuni di pochi mesi, separati dai loro genitori al confine con il Texas, restano nei centri di detenzione, dormono sul cemento e non hanno altro che una misera coperta. Il loro peccato mortale è che i loro genitori, nel 90% dei casi, sono fuggiti da luoghi di morte come l’Honduras o il Guatemala, dove i mercanti della droga ti sparano per un gesto sbagliato. Una mamma ha raccontato che la sua vita era diventata “nulla” perchè aveva “osato” offrire un bicchiere d’acqua a un poliziotto. Questi bambini continuano a stare nei centri di detenzione per esclusiva decisione del presidente Donald Trump che ha ordinato le separazioni e per l’incapacità, ora, dell’amministrazione, di ricongiungerli con i loro genitori. Il processo, reso obbligatorio dalla sentenza di un giudice, costerà milioni di soldi dei contribuenti e non avrà portato altro che dolore incancellabile. Ma nessuno ne parla. Nessuno si indigna. Nessuno segue con il fiato sospeso le sorti di questi bambini.

Nell’ultimo mese, il neonato governo italiano, leghista/grillino, di estrema destra, ha preso decisioni terribili e inumane rispetto ai migranti che affrontano il mare pur di sfuggire alla morte e alla carestia. Pur di dare una speranza di vita ai propri figli. Quei bambini che si preferisce, però, far morire in mare, sebbene piccoli, sebbene dolenti in quei loro vestitini miseri, con magliette colorate che le madri, saggiamente gli hanno fatto indossare perchè siano ben visibili nelle ombre cupe del mare.

Per questi bambini nessuna pietà. Solo parole di “azioni necessarie”. Solo giustificazioni che dovrebbero causare un senso di repulsione immediato.

Questi bambini sono invisibili.

Non hanno accesso, non dico alla vita, ma nemmeno alla nostra pietà.

Abbiamo imparato a vivere a “cuore alterno”. Il dolore che vale per alcuni, non vale per altri. E per difenderci da una cosa cosi terribile, si grida in maniera volgare, a coloro che ancora conservano umanità, che sono “buonisti”. Come se la bontà, chiamiamola cosi, fosse diventato un sentimento, un impulso, un istinto di cui vergognarsi.

A “cuore alterno” si diventa vecchi incartapecoriti. Senza luce. Morti dentro, prima ancora che il corpo ci abbandoni.

Si muore dentro. Si spengono le luci. E nell’ombra i bambini smettono di essere uguali. Smettono di avere pari dignità. Smettono di avere tutti diritto a quella luce che abbiamo offuscato prima di tutto dentro noi stessi.

Divorati dall’odio.