L’ansia è un’emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazioni e modificazioni fisiche, come aumento della pressione sanguigna.
Può essere definita come una risposta all’incertezza che sorge quando vi è una minaccia al senso di integrità, di coerenza e di continuità del Sè o al proprio senso di essere agenti attivi.

Allo stesso tempo, l’ansia ha lo scopo di preparare l’individuo ad una possibile reazione.
A livello corporeo si può manifestare con il respiro trattenuto e l’addome compresso; Reich ha osservato la connessione esistente tra processi emozionali e funzione respiratoria. Il tipo di respirazione, insieme alla mappa delle tensioni muscolari croniche può dare indicazione della struttura somatica e delle frustrazioni da cui l’individuo si è dovuto difendere nell’infanzia.

L’ansia diviene disfunzionale quando è intensa e cronica, quando la persona anticipa costantemente pericoli e il ripetersi di minacce del passato, anche quando non ve n’è motivo reale.
La respirazione muscolare è caratterizzata da rigidità nella parte superiore del collo e del dorso, dalla tendenza all’iperestensione del torace e dal ritmo rigido e costante del respiro; questi segni corrispondono al rifiuto rigido di lasciarsi sopraffare dai sentimenti quindi alla determinazione a non perdere il controllo.

Esiste un’ansia primaria e una secondaria. Entrambe le forme di ansia possono essere generate da un attaccamento di tipo ansioso-evitante, a causa del quale l’individuo ha appreso l’instabilità della figura di riferimento e la consapevolezza di poter contare solo su di Sé.
L’ansia può essere primaria e disadattiva, ci sono indicatori di incertezza, timidezza, ipersensibilità, ipervigilanza,estrema consapevolezza delle proprie mancanze, forte timore di essere giudicati o fraintesi e difficoltà a svelare le proprie preoccupazioni.
Si definisce primaria poiché generata da un Sé insicuro e vulnerabile, attivato nelle situazioni interpersonali.
L’ansia secondaria invece si differenzia dalla precedente in quanto non viene generata dal Sé, ma da un’esperienza interna di rabbia o debolezza o tristezza considerata come una minaccia per il Sé o per una relazione significativa; è la difesa da questa esperienza che genera ansia e insicurezza.
Quando e come si manifesta?
Si può manifestare come paura della debolezza e disconoscimento dei bisogni di dipendenza oppure come paura di essere valutati negativamente. Le situazioni che più nello specifico generano ansia possono essere:
– Parlare in pubblico o fare qualcosa di nuovo: in queste situazioni entrano in gioco emozioni come la timidezza e la vergogna, e l’inadeguatezza legate al senso di sé ed al proprio valore nel confronto con l’altro, per le quali l’individuo tende a sentirsi piccolo e indifeso, accrescendo il timore del rifiuto e la necessità di sentirsi accettato e protetto.
– Relazioni interpersonali e affettive: l’individuo ha sperimentato minacce di perdita del legame di attaccamento e bisogni di dipendenza non appagati. Può presentare svariati problemi di dipendenza, manifestare mancanza di fiducia in se stesso e disperazione perché non riesce ad autorassicurarsi e cercare appoggio negli altri per gestire i suoi vissuti di inadeguatezza e insicurezza. È necessario imparare a respirare per gestire gli stati d’ansia, distaccarsi dal pensiero ossessivo, ricordando episodi belli della nostra vita. Evitare le situazioni che creano ansia non aiuta a trovare la serenità perché così è come se si fosse realmente e costantemente in pericolo, avvalorando l’idea fuorviante che non ci si può  fidare di noi stessi.

Dott.ssa Stefania De Blasio

Psicologa – Psicoterapeuta

www.stefaniadeblasio.it