Chi soffre del disturbo da attacchi di panico viene colto improvvisamente come un lampo a ciel sereno da un’ improvvisa sensazione di perdita di controllo. Il senso di sicurezza del soggetto svanisce e al suo posto subentra il terrore di poter morire, impazzire o di poter compiere azioni al di la della propria volontà. Il cuore incomincia a battere all’impazzata, il respiro diventa affannoso la sensazione di soffocamento aumenta, il soggetto inizia a tremare a sudare a sentirsi debole e a provare un senso di vertigine. D’ora in avanti la percezione del soggetto cambierà e il mondo sarà percepito attraverso le lenti della paura. Dopo il primo episodio la paura diventa come un’ombra sinistra che pervade la realtà del soggetto. La paura essendo la più primitiva tra le nostre emozioni coinvolge mente e corpo e la sua comparsa è talmente rapida da anticipare qualunque pensiero.

Le reazioni psicofisiologiche degli attacchi di panico sono tipicamente caratterizzate dalla comparsa di un allarme che scatta prima ad un pensiero pauroso e non il contrario. Ciò significa che la sensazione della paura che è un dispositivo arcaico, deve essere immediata ed intervenire nel momento stesso in cui si presenta il pericolo. Il meccanismo della paura proprio per questa caratteristica anticipatoria rispetto al pensiero (indispensabile per la sopravvivenza dell’individuo), diventa un elemento di minaccia per la mente, che sorpresa e spaventata si sente sopraffatta. L’intromissione volontaria della mente nel tentativo di ripristinare il controllo di un dispositivo che funziona in maniera automatica e indipendente dalla volontà del soggetto, finisce per peggiorare la situazione dando inizio all’escalation che conduce al panico. Il millepiedi che quando iniziò a pensare a come riuscisse a camminare senza inciampare non fu più in grado di camminare come prima.

 

 

La mente con le migliori intenzioni si costruisce una trappola dalla quale non riesce più ad uscire per questo motivo,un male immaginario, diventa peggiore di uno reale e diventa nei suoi effetti più reale di qualunque realtà. Il primo episodio di panico schiude al soggetto la percezione spaventosa della perdita di controllo.

La mente rivolge l’attenzione all’ascolto ossessivo dei sintomi legati alla paura e cerca costantemente di controllarli. In tal modo la paura interferisce con essi finendo per aumentarli in maniera incontrollata. La paura temuta inizia a manifestarsi i sintomi fisiologici continuano ad aumentare cosi come la paura e se questa escalation non viene interrotta sfocia nel panico.

Un tentativo ossessivo di controllo si traduce in un episodio di perdita di controllo: il vero e proprio attacco di panico. Un tentativo di controllo volontario delle funzioni fisiologiche spontanee finisce dunque col creare minacciose alterazioni che innescano l’escalation del panico.

COME USCIRE DALLA TRAPPOLA

Per la tentata soluzione del controllo, che fa perdere il controllo è necessario che l’individuo nel momento critico sia “costretto” a spostare l’attenzione dall’ascolto di sé e delle proprie reazioni a qualcosa di esterno.
In tal modo è sorprendente come l’escalation che conduce al panico venga interrotta. Il secondo stratagemma viene utilizzato per il trattamento dell’attacco di panico è definito metaforicamente “spegnere il fuoco aggiungendo legna”.

Si induce il soggetto ad amplificare la paura per limitarla. “La paura bussò alla porta il coraggioso andò ad aprire ma non vi trovò nessuno”, poiché la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio, mentre la paura evitata diventa panico. Per bloccare comportamenti disfunzionali guidati dalla paura, si utilizza la paura stessa, anzi, una paura più grande