Il 21 gennaio del 2017, milioni di americani invasero le strade di citta’ grandi e piccole per aderire all’appello delle organizzatrici della Women’s March che erano decise a dare un segno immediato di “resistenza” a Donald J Trump. Il nuovo presidente, il numero 45, infatti, aveva prestato giuramento solo il giorno prima, 20 gennaio, mentre il paese inquieto guardava gli Obama lasciare Washington, sentendo tutta l’incertezza possibile di un futuro poco luminoso.

A distanza di quasi un anno, tutte le preoccupazioni legate alla figura di un presidente assolutamente inadeguato al suo ruolo e, in piu’, oppositore dei diritti umani basilari, pilastri della grandezza di questo paese, si sono rivelate concrete e, per questo, la Marcia delle Donne e’ diventata il simbolo per eccellenza di una resistenza che da dodici mesi continua quotidianamente e senza stanchezza.

 

Una resistenza che ha impedito al presidente di mettere in pratica il suo divieto contro i musulmani; di cancellare l’ACA, la riforma sanitaria passata da Barack Obama e che ha permesso a 15 milioni di americani, inclusa la sottoscritta, di tornare ad avere una dignita’; di far eleggere un candidato dichiaratamente anti semita e razzista e accusato di pedofilia come senatore dell’Alabama, uno stato dove i democratici perdevano sempre con decine di punti in meno di percentuale; di vietare ai transessuali di prestare servizio nelle forze armate; di togliere il divieto di importare avorio preso dagli elefanti.

La lista di “catastrofi” che, grazie alla #resistenza attiva, sono state, finora, evitate e’ lunga. Molto piu’ lunga di quella che, sfortunatamente, complice una maggioranza alla Camera e al Senato, di repubblicani che hanno dimenticato i valori fondamentali del loro partito, sono state messe in atto, come la terrificante riforma fiscale che saccheggera’ i servizi fondamentali dei nuclei familiari a basso reddito per finire nelle casse dell’1% piu ricco del paese.

Lo stesso Trump che, pubblicamente, ha detto che la riforma era il suo regalo di Natale per la classe media, ha poi salutato gli ospiti milionari di Mar-o-Lago reclamando il loro plauso per tutti quei soldi che, grazie a lui, ora gli entreranno nelle tasche.

 

 

Dopo otto anni di presidenza illuminata, non perfetta ma giusta, come quella di Barack Obama, il paese ha difficolta’ a fronteggiare la perdita di decoro istituzionale, di ruolo centrale nella diplomazia internazionale, di leader fra le potenze mondiali.

Giorno per giorno, gli Stati Uniti, per i capricci di un presidente innamorato di se’ stesso piu che del paese che rappresenta, vengono messi in disparte o chiaramente emarginati come e’ successo all’ONU, in una votazione, a larghissima maggioranza, che ha condannato, senza appello, la decisione scriteriata di Trump di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele.

Il paese e’ in difficolta’ ma non e’ domo. E ci tenevo, in questo inizio di nuovo anno, a raccontarvi, perche’ forse non tutti lo fanno, di questa resistenza che non si e’ fermata un attimo, di questo paese che non si e’ arreso un solo istante, di questa gente che si e’ immediatamente rimboccata le maniche per uscire da questo oscurantismo e ritornare alla luce.

Non e’ facile e non e’ un percorso breve, ma sono ottimista. La struttura democratica sara’ piu’ forte di ogni contraccolpo che questa presidenza potra’ continuare a causare. La democrazia, pacificamente, avra’ la meglio. Bisogna aspettare. Bisogna persistere e resistere. Come sempre. Come sempre quando si scrive la storia.

Senza mai cedere all’idea che l’azione di ciascuno, la voce di ciascuno non contribuira’ a cambiare quella storia. Perche’ ogni singola voce, puo’ cambiare la storia.