Qualche giorno fa ho avuto l’occasione di incontrare Gian Ettore Gassani, l’autore del libro “C’eravamo tanto armati. Storie di cuori spezzati”.

Lui è un avvocato con il sacro fuoco della scrittura e allo stesso tempo un prolifico scrittore capace di rimpaginare la cronaca giudiziaria. La sua narrativa attinge dalle vicende consumate nelle aule dei tribunali che poi diventano le storie romanzate dei suoi saggi.  L’avvocato-scrittore narra vite vissute e denuncia i diritti calpestati, le tutele negate nel nostro Paese.

Negli studi capitolini di Antenna 1, l’avvocato è arrivato puntuale. Un sguardo bonario. Lo stesso che campeggia sulla copertina del suo libro.

Scambiamo due chiacchiere a telecamera spenta nel salotto di Antenna1.  Ci spiega che nella nostra società il verbo “armarsi” ha preso il posto di “amarsi”. E non ci si ama più o ci si ama male. Questa stortura dei sentimenti, a volte, provoca l’abisso e l’orrore. Quando è la famiglia a proteggere gli orchi, magari la famiglia della porta accanto, si avverte un profondo senso di paura. Dove andremo a finire? “Uno pensa- scrive l’autore- ce l’ho fatta anche oggi. Sono salvo”.  Gian Ettore Gassani nicchia e scuote la testa. Lui mi spiega che le leggi da sole non bastano a cambiare le coscienze. E anche il ruolo dell’avvocato deve cambiare. La nostra chiacchierata continua davanti alla telecamera e il led si accende.  Ringrazio Antenna 1, radio del cuore e della buona musica, da sempre in prima linea nell’impegno sociale, che mi ha permesso di riproporre per il Blog l’intervista a Gian Ettore Gassani. Lui si batte contro ogni forma di violenza e mi dice: “Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano”. Gassani precisa: “E’ una frase di un certo Martin Luther King”. Io aggiungo: l’uomo che ha cambiato la storia dei diritti civili.

 

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