Appena arrivata in questo paese non mi avventuravo nei mercati da sola. Non mi lasciavano. Qualche tempo dopo ho capito perché, non perché fossero tutti preoccupati per la mia sicurezza o per il fatto che il mio Bengali allora non avesse ancora raggiunto un livello sufficiente per essere autonoma. Qualche tempo dopo ho anche capito che non serve parlarlo perfettamente. Per andare nei mercati quello che serve é saper contrattare. E tutto quello che ho imparato lo devo a mia cognata, la sorellina piccola di mio marito, maestra dell’arte della negoziazione, nel corso degli anni, osservando le sue tattiche, quelle delle altre signore che man mano conoscevo, e quelle imparate dagli appostamenti strategici davanti alle bancarelle e dalle chiacchere da salatto in cui mio malgrado ho dovuto assistere e partecipare.

All’inizio non capivo perché uno dovesse sprecare almeno 10 minuti per contrattare il prezzo di un paio di calzini per pagarli poi una miseria in meno di quel poco che già costavano. Il punto però era vincere la lotta tra te e il venditore, non starci a essere imbrogliato anche se solo di 5 tk! Era una questione di orgoglio!

Questo vale per tutti gli acquisti che si fanno nei mercati di frutta o verdura, nelle bancarelle di vestiti che trovi sui marciapiedi ma anche quando devi concordare la tariffa di un passaggio in rickshaw. Mai accettare il prezzo che ti viene detto. E’ una questione di cultura e orgoglio personale. Per definizione il Bengalese doc, quello nato e vissuto in Bangladesh, non si fa mai imbrogliare. Se succede vuol dire che é un Bengalese che vive all’estero e i venditori lo riconoscono solo e soprattutto da una cosa: non sa piu’ barattare.

Ora che mi avventuro da sola tra i mercati, le lezioni impartitemi da mia cognata mi tornano utilissime perché anch’io ho il mio orgoglio da difendere e adesso ve le propongo, non sia mai che un giorno vi possano tornare utili.

 

Lezione n. 1. Puntate basso, vergognosamente basso.

 

Se vi chiedono 1000 Taka per una maglietta da bambino non vuol dire che non la potete avere per meno. Se la volete a metà del prezzo offerto dovete iniziare a contrattare partendo da un’offerta molto, molto bassa. Senza pudore o vergogna, cominciate pure con un  90% in meno del prezzo e lentamente salite, 50 taka alla volta finché il venditore si stufa al punto tale che cede. E’ una questione di tenacia, chi resiste di più. Vi assicuro che perde sempre lui perché magari é dietro il bancone dalla mattina e non ce la fa più, perché magari gli affari sono andati discretamente bene durante la giornata e adesso é anche disposto a guadagnare meno. Un consiglio imparato con gli anni: mai andare al mercato di mattina presto: i venditori sono carichi di energia, hanno tutta la giornata e molti clienti davanti. Non cedono MAI!

La furbizia sta nell’offrire un prezzo che sia sì basso ma non così tanto che al venditore non interessi più continuare. Se é troppo basso finisce che ti ignora completamente o passa al cliente successivo.

 

Lezione n. 2. Non piazzate mai la vostra offerta per prima.

 

Se avete intenzione di negoziare, non appena il venditore ha fatto la sua offerta, chiedetegli di abbassare il prezzo e poi da li cominciate la vostra battaglia. Non dichiarate mai il vostro prezzo, tenetelo segreto, ascoltate prima il suo e quanto é disposto a scendere. Questo vi darà un’idea del prezzo medio reale del prodotto su cui alla fine accordarsi.

 

Lezione n. 3. Il prezzo fisso é un mito da sfatare.

 

Se vedete il cartello ‘prezzo fisso’ o ‘no bargain’ fuori da un negozio o sulla bancarella, non significa che deve essere per forza cosi’. Almeno non sempre; almeno finché non ci provate.

 

Lezione n. 4. Confrontate

 

Avete presente quando mettete a confronto vostro figlio con il cugino accademicamente più dotato solo per far si’ che vostro figlio si impegni un poco di più la prossima volta? Fatelo anche quando andate al mercato. Paragonate i prezzi. Dite al vostro venditore che ieri avete visto lo stessissimo prodotto a un prezzo inferiore in un’altra bancarella e chiedetegli perche’ il suo di prezzo é cosi alto? Che sia vero oppure no, cioé’ che vi sia una bancarella che vende le stesse cose a meno, non importa. L’importante é tenere un ritmo di conversazione incalzante, snervante e non lasciargli spazio. Si sentirà messo all’angolo, con le mani legate e cederà anche questa volta!

 

Lezione n. 5. Non fategli mai capire che siete interessati a quel prodotto.

 

“Se vedi qualcosa che ti piace, fammelo capire con gli occhi o con un cenno, poi sparisci, esci dal negozio, mi occupo io del resto”. Così mi diceva mia cognata e io sorridendo, obbedivo. La ragione é molto semplice. Se il venditore notava il mio interesse per qualcosa, non sarebbe stato disposto ad abbassare il prezzo. Il mio interesse e la mia presenza avrebbero rovinato tutti i piani di negoziazione che mia cognata aveva già in testa. I venditori di solito se ne approfittano di questo specialmente quando il cliente é un bambino o uno straniero. Cosi’ quando vi elencherà i pregi del prodotto ditegli cosi’: sì, sì carino ma ne posso fare anche a meno; ma ne ho appena visto uno simile da un’altra parte ovviamente per molto meno, ecc., ecc.

 

Lezione n. 6. Andatevene

 

Questo, fra tutti, é il metodo che mi piace di più; sfruttatissimo dai bengalesi e quello che garantisce i migliori affari. Quando il venditore si rifiuta di darvi il prodotto dopo che gli avete fatto l’ennesima offerta, andatevene, girate i tacchi e avviatevi verso l’uscita. Vi chiamerà indietro, vi farà un’altra offerta un pochino più alta di quella che gli avevate appena fatto voi – che ovviamente non accetterete – e voilà la maglietta é vostra. Avete vinto voi e questo senso di soddisfazione resterà con voi per un bel po’.

 

Lezione n. 7. Raccontategli la storiella del cliente affezionato.   

 

Tutti abbiamo la nostra bancarella preferita o il nostro bancarellaro preferito. Cominciate con la storiella del ‘sono un suo cliente abituale, compro sempre da lei, non mi riconosce? Ero qui anche la scorsa settimana’. Continuate così finche impara il vostro nome o cosa fate dopodiche’ non dovrete più ne’ chiedere lo sconto, ne’ prepararvi a lunghi negoziati. Farà tutto lui, per senso di gratitudine.  E non pensiate che si dimentichi di voi. In una città di 16 milioni di persone, vi riconoscerà all’istante, saprà già dove abiti, quanti figli hai e che hai un marito con i capelli lunghi che fa sempre jogging dalle sette alle otto tutte le sere tranne il giovedi perché a quell’ora state sempre nella vostra pizzeria preferita a mangiarvi la vostra pizza, ovviamente con lo sconto.

 

Ora se volete provare anche voi, so che a Roma ci sono tante bancarelle di bengalesi. Scegliete la tattica che più vi si addice e buttatevi. La riconosceranno, vi guarderanno strano, si metteranno a ridere e vi chiederanno: ‘ ma lei, per caso, é stato in Bangladesh?’