“Shah Nameh”, un libro di poesia scritto da Ferdowsi. E’  il libro tramite il quale Hakim salvaguardò il persiano scrivendolo, durante l’invasione araba.

La traccia che state per ascoltare è una piccola recitazione di un brano d’amore, esattamente, quando per la prima volta si incontrano i due innamorati: Bijan e Manijeh.

Bijan è un giovane Pehliva (un abile e conoscitore dell’arte di combattimento) che parte volontario per Arman per risolvere il problema dei contadini . Risolve il problema dei cinghiali e

prima di tornare in Iran passa in un giardino dove incontra per la prima volta Manijeh, la figlia di

Afrasiyab, il re di Turan: “E lì si muovevano tra le fanciulle delle rose della faccia di Peri, e alte come gli alberi di cipresso, e una era la più bella. E lei era figlia di Afrasiyab, e Manijeh fu chiamata”

Ora accadde che. mentre Manijeh stava sulla porta della sua tenda, vide Bijan dove era nascosto. E lei si meravigliò della sua bellezza tanto che il suo cuore era già prigioniero di lui. Così lei chiamò una sua ancella e disse: “Vai avanti e chiedi allo straniero che ci guarda, perché penso a me che è un Peri, o un Siawush è tornato sulla terra, perché nessun mortale può possedere tale bellezza e neanche chiunque può entrare qui”. L’ancella andò avanti e portò a Bijan questo messaggio. E il suo cuore sussultò. Lui rispose : “Riferisci alla tua padrona che sono uscito dall’Iran per uccidere i cinghiali selvatici di Arman”.Questa è la traduzione del pezzo che  sentite in persiano. La storia è bella e finisce che gli innamorati attraversono delle difficoltà, ma alla fine, con l’aiuto di un altro Pehliva, Rostam, (di cui ho parlato nel post della settimana scorsa), loro riescono a tornare in Iran e a stare insieme eternamente.

Così abbiamo fatto un piccolo tuffo nel mare grandissimo di una delle colonne della letteratura iraniana.