“Non gli passa. E’ difficile che la collera passi. Perchè? Perchè la collera è preziosa e protegge dalla disperazione”, scrive così Amélie Nothomb nel suo ultimo libro “I nomi epiceni”. Sono d’accordo con la scrittrice perchè la rabbia distrae dal dolore. Ma torniamo alla Nothomb, prolifica scrittrice belga, che con la sua prosa tagliente è capace di sorprendere i suoi lettori, trascinandoli con un certo “divertissement” nel cono d’ombra delle menti irregolari.

Lei racconta la crudeltà umana e lo fa con pungente ironia pennellando di rosso vermiglio l’anima dei suoi personaggi. Personaggi estremi in situazioni disturbate e raccontati senza giudizio. Mi piacerebbe bere una coppa di champagne in  compagnia della Nothomb e osservarla in silenzio per catturare da vicino qualche dettaglio in più della sua personalità. Ma se ci rifletto bene, non credo che questo aggiungerebbe qualcosa in più di quanto è già scritto nei suoi libri.

Lei stessa ha dichiarato che le sue storie sono frutto della sua immaginazazione e quindi sono tutte vissute. Ha anche rivelato che ha iniziato a scrivere per sedurre sua madre . Donna bellissima. E la sua fame d’amore si è poi trasformata in un digiuno reale. “Tout court” in anoressia vissuta sulla sua pelle. Non c’è rimedio al suo mal di vivere se non attraverso la scrittura che si prende cura dei sentimenti assoluti, sublimi e mostruosi.

Dal 1992 la scrittrice pubblica un libro l’anno sempre per la stessa casa editrice. L’ultimo libro “I nomi epiceni” è un romanzo sulla vendetta. Vendetta e senza rimorso. Si consuma e basta. Nel romanzo Claude è divorato da una cocente delusione di amore.  Si vendicherà sposando Dominique, donna ingenua e minuta, che riuscirà in qualche modo a sopravvivere. Dalla loro unione nasce la piccola Epicène, che scoprendosi non amata dal padre, finirà per odiarlo.

La vendetta si chiama Reine. Regina allo specchio, che riflette l’orrore. E la storia è un bouquet di sensazioni che stordisce, mentre si scivola nella follia con giocosa naturalezza. I nomi dei personaggi sono epiceni, cioè non hanno un’identificazione di genere. Sono maschili e femminili insieme. E’ un gioco sottile sul filo dell’ambiguità. I nomi sono uno specchio dell’anima. E questa piccola verità campeggia già sulla copertina del libro. Se andate alla ricerca di una morale, non c’è.

Per la Nothomb la letteratura non è l’arte del bene e non deve dare nessuno insegnamento. La letteratura diventa un piacevole intrattenimento, che non conosce mai fine. E’ questo il senso della scrittura. E un libro tira l’altro per Ameliè Nothomb, che continua a scrivere e a scrivere. Ha scritto almeno 80 libri. Solo 27 sono stati dati alle stampe, gli altri  sono invece conservati nelle scatole di scarpe. In caso di morte la Nothomb ha già deciso che questi libri saranno custoditi in una colata d’ambra, che è indistruttibile.

E resteranno per sempre al sicuro nel ventre dell’oscurità. Bizzarra e aristocratica fino alla fine Amélie Nothomb!