Le donne hanno un vantaggio di genere nella leadership e nella gestione del potere. Le donne leader che esercitano il potere contribuiscono in maniera importante nei seguenti aspetti: comunicazione e cooperazione, affiliazione e attaccamento, potere, intimità e nutrimento. Grant (1988) individua alcune aree comportamentali riconducibili a fattori biologici, che possono essere ascritti come tipicamente femminili e favorenti il processo organizzativo.

Queste aree, di cui alcune sono già state citate, sono: comunicazione e cooperazione, affiliazione e attaccamento, potere, fisicità, emotività, vulnerabilità e mancanza di fiducia in se stessi, intimità e nutrimento. Per quanto concerne la prima area, dal momento che le donne fin dalla tenera età hanno modo di praticare la comunicazione soprattutto dedicandosi alla cura degli altri, esse risultano essere molto portate a comunicare. Di fatto, le donne prediligono e sviluppano modalità di conciliazione con gli altri piuttosto che ritrovarsi in situazioni di scontro e confronto. Le ricerche hanno dimostrato che nella maggior parte delle società, le reti di comunicazione tra donne sono un’utile base per l’interazione sociale.

 

 

Per quanto riguarda la seconda area, vi è una prova molto forte che le donne hanno sviluppato un diverso “punto di partenza” psichico in cui l’affiliazione è valutata come elemento importante se non primario rispetto al miglioramento personale.

Di fatto, nelle teorie psicologiche, le donne vengono descritte come “dipendenti”, ovvero che necessitano molto degli altri poiché esse non hanno individuato o sviluppato un certo grado di autonomia. Questo grande senso di legame e preoccupazione per gli altri può essere una vera risorsa per le organizzazioni, che spesso creano sensazioni di alienazione e mancanza di sentimenti di gruppo.

Nella terza area rientra il potere, le fantasie femminili sono più orientate verso l’individuazione di entrambi i lati di una relazione di interdipendenza e sono più propense a riconoscere la propria e personale interdipendenza, rispetto alle fantasie maschili. Le donne inoltre tendono spesso a bilanciare il potere offrendo cura e forza, mentre gli uomini tendono a equiparare il potere con aggressività e fermezza.

Quando il potere viene concepito come un potere di sopraffazione sugli altri, ciò significa che l’individuo che se ne fa carico deve spendere considerevoli energie psichiche per riuscire a limitare e controllare il potere degli altri, in modo da avanzare solamente egli stesso. La quarta area riguarda la fisicità delle donne, aspetto legato alle immagini della natura, della nascita, della gravidanza, dell’allattamento, del nutrimento e della crescita. Tale fisicità può diventare una risorsa nel momento in cui essa motiva le donne nelle realtà quotidiane di crescita e sviluppo.

La quinta area riguarda l’emotività, la vulnerabilità e la mancanza di fiducia in se stessi. Le donne sembrano avere più facilità nell’esprimere la loro vulnerabilità, le loro debolezze, la loro mancanza di fiducia e le loro emozioni. Dovendo difendersi meno e negare meno rispetto agli uomini, le donne sono in una posizione di forza che consente loro di lavorare in maniera produttiva con i loro sentimenti di debolezza per costruire nuovi punti di forza su una solida base psichica, fatto che la negazione non permette. Tale abilità femminile di esprimere l’emotività e la vulnerabilità può effettivamente aggiungere una dimensione umana alle organizzazioni, elemento non molto analizzato nella letteratura manageriale.

L’ultima area concerne l’intimità e il nutrimento, intesa come capacità di relazionarsi con se stesse e di favorire l’auto e l’etero conoscenza, processi che conferiscono all’organizzazione caratteristiche più umane e meno condizionate. Di fatto, la grande capacità di empatia nei confronti degli altri e di relazione intima con se stesse di cui le donne sono dotate favorisce i legami e le connessioni con il mondo interno ed esterno alle organizzazioni.