Cari amici, volete sapere tutta la verità e nient’altro che la verità sulla vita di André Leon Talley, il più grande giornalista di moda degli ultimi trent’anni? Andate al cinema a vedere, “The Gospel according to André, (Il Vangelo secondo André), un docu-film diretto dalla regista Kate Novack. Torniamo indietro e scopriamo che questo gigante del fashion, visto che è alto quasi due metri, inizia come assistente personale del Direttore di Vogue, Diana Vreeland al Metropolitan Museum di New York negli anni ’70.  Lavora, poi, come segretario tuttofare alla redazione di Interview, la rivista fondata dal creativo Andy Warhol. Tra sfilate e lustrini, Talley diventa il primo stylist e fashion editor afro-americano a sfondare nel mondo della moda.

Lo chiamano il Nelson Mandela of Couture. Diventa l’iconico guru di Vogue America, adorato dalla stessa, temibile Anna Wintour, ma disprezzato e vittima – come lui stesso racconta al New York Times – di razzismo negli ambienti patinati. Nei salotti parigini lo chiamano “Queen Kong”. Talley confessa: “La moda non si prende cura della sua gente”- ma continua- “ il successo è la miglior vendetta”.  Resta storico il suo servizio per il giornale Vanity Fair con Naomi Capmbell nelle vesti di una Scarlet O’Hara nera. Un “Via con il Vento” fotografico all’inverso.

 

 

Sono inimitabili, poi, i suoi caftani. Alla prima cappa comprata, dieci anni fa, in un negozietto di seconda mano, si sono aggiunte le mantelle in raso, di pelliccia e, addirittura, in pelle di coccodrillo. Il suo leggendario guardaroba che è cresciuto con la sua fama. Sua nonna, Bennie Frances Davis, è il suo grande amore, donna forte, che gli  insegna cos’è la disciplina e  lo stile. Con lei va alla messa  domenicale nella chiesa, vicino alla Duke University, a Durham, nella Carolina  del Nord. Osserva le signore con i loro abiti della festa. E ‘ il suo primo e inconsapevole ingresso nel mondo della moda. Ma non è facile.

Cresce in un’epoca di segregazione razziale. “L’unico uomo bianco che sia mai entrato in casa- racconta Talley- è stato il medico legale”.  Quando scopre per la prima volta la rivista Vogue nella biblioteca locale, all’età di soli dieci anni, è per lui come cadere “in una tana del coniglio” e in “ un mondo di glamour”. Gli è subito chiaro quale sarà la sua strada.  Vogue diventa la sua porta di accesso al mondo. Talley afferma di essere stato ispirato, all’inizio, dalle donne nordafricane, studiate all’università, nelle opere del poeta Charles Baudelaire. Tempi difficili per Talley, a cui gli studenti bianchi della Duke non risparmiano sassi e volgarità. Ma il talento e il suo estro lo portano lontano e sotto i riflettori.

 

 

Anche se Talley lascia Vogue Usa nel 2013, la leggenda continua. Lui resta il consigliere di tutte le dive in crisi d’abito del jet set americano. Critico, arguto editorialista e carismatico personaggio televisivo, il bon vivant dell’alta moda, appassionato di bellezza e del lusso. Resta alto, dritto, luminoso come un girasole e immenso.

Autorevole nella sua imponenza anche fisica. Racconta di iniziare le sue giornate con dei beveroni proteici e di fare lo slalom tra diete e centri specializzati contro l’obesità. Questo però non scalfisce il suo stile. Lui stesso recita: “Lo stile è ciò che ti rende felice”. Come dargli torto. E’ tempo di vedere insieme una breve sequenza del  film “Il Vangelo secondo Andrè”.

Per recitare, in coro, il versetto giusto della moda che fa bene.

Ti adoro André.

 

Estratto dal Docu-film “The Gospel according to André”