“Tutti mi chiedono perché questa scelta di andare in India ogni anno? 

Non c’è una sola risposta a questa domanda, i molti motivi per i quali ogni anno mi impegno a dedicare il mio tempo ad aiutare persone meno fortunate di me, possono essere dal più semplice al più complicato.
Vado in india perché l’india ti entra dentro e dopo un anno a stare lontano da questa terra, ritorna forte in me il desiderio di vivere questo amplesso di emozioni, colori e suoni che è questa terra.

Vado perché dopo un anno di problemi e responsabilità proprie della vita mi piace staccare e capire che al mondo ci sono problemi e responsabilità ancora più impegnative da sostenere. Vado in india perché è un dovere di ogni uomo cercare di migliorare anche se di poco il mondo. Vado in india perché non posso fare a meno dei sorrisi e della semplicità delle persone di cui mi prendo cura quando sono giu a lavorare.

Dalla prima volta in cui sono stato in india, mi sono reso conto che purtroppo conta moltissimo il luogo in cui una persona nasce e vive la sua vita, dove in occidente è normale vivere la propria vita e avere il diritto di scelta, chi più, chi meno, in altri posti del mondo purtroppo questa scelta è un privilegio solo di pochi e la maggior parte della gente vive in totale povertà senza la possibilità di cambiare. 

Calcolando l’impegno che metto in questo mio periodo di volontariato che di solito è di circa 40 giorni ogni anno e calcolando i soldi spesi per il viaggio in se e quelli che lascio all’associazione, una persona potrebbe pensare che ogni anno risparmi e tempo diminuiscono, invece rientro dall’india arricchito dall’amore che queste persone senza nulla riescono a dare.

E’ una ricchezza che compensa tutti gli sforzi fatti e bisogna farne tesoro per affrontare il resto dell’anno cercando di divulgare il messaggio a più persone possibili qui in italia per contribuire almeno in parte a creare un mondo migliore.

A Calcutta si piange solo due volte, il primo giorno quando arrivi e l’ultimo giorno quando riparti. Con i volontari si crea un legame speciale che oltrepassa la lingua e la cultura. Riporto a casa il ricordo della dignità dei poveri e la pace trasmessa dalle Sister che mi è entrata nel cuore.”