Qualche giorno fa ho fatto delle riflessioni circa il ruolo e il valore della scuola di oggi. Tutto è nato dal fatto che in questo periodo pasquale le nostre scuole resteranno chiuse per oltre 10 giorni (una cosa impensabile 50 anni fa) in considerazione di feste, ponti, etc.

Ho sentito dire che questa sarebbe un’ottima occasione per stare più tempo con i nostri ragazzi; sarebbe bello ma purtroppo – salvo rarissime e fortunate eccezioni – non è cosi; la maggior parte dei genitori non può permettersi di prendere troppi giorni di ferie in periodi che non siano quelli tradizionali, per cui i ragazzi finiscono con lo stare a casa e il tempo lo passano chattando, giocando con il computer o con il cellulare, guardando la tv.

In poche parole, il fatto che le scuole chiudano per un periodo così lungo rappresenta un problema per la maggior parte delle famiglie.

A parte questo ho fatto delle considerazioni tra la scuola che frequentavo io e quella di oggi; non credo di dire niente di sorprendente affermando che la maggior parte delle scuole ha fatto progressi per quanto concerne l’offerta, in particolare tecnologica, del sapere: tuttavia, in moltissimi casi le lezioni si continuano a tenere in strutture vecchie se non addirittura fatiscenti.

Inoltre, ed è questo l’aspetto che mi interessa di più, rispetto al passato mi pare che sia cambiato molto il ruolo della scuola nella società e, in particolare, i professori hanno via via perso alcune caratteristiche che erano proprie del loro ruolo, a cominciare dall’autorità che esercitavano nei confronti degli studenti, dal rispetto anche formale che – secondo me giustamente – doveva essere riconosciuto loro, dando loro del lei, alzandosi in piedi quando entravano in aula e cosi via.

Francamente penso che sia impossibile tornare indietro; allora magari l’unica cosa da fare è essere al passo coi tempi, fare qualcosa che riequilibri la situazione; non è possibile concedere 10 giorni di ferie a Pasqua per poter stare con i propri figli? Allora d’accordo, che le scuole chiudano pure ma che ai ragazzi venga data la possibilità di occupare utilmente il loro tempo, frequentando dei mini – corsi di recupero, partecipando a brevi stage che comincino a formarli dal punto di vista professionale ( sto pensando alle esperienze tipo scuola – lavoro ), organizzando – che so – una serie di visite nei musei, facendoli partecipare a cineforum…..

Dopo quelle lunghe di Natale, fare altri 10 giorni di vacanza può far piacere ai ragazzi ma non mi sembra un bel segnale per la nostra società, dal mio punto di vista sempre meno pronta e interessata a momenti di confronto serio, di crescita culturale, di investimento su se stessi.

Peccato, secondo me stiamo continuando a perdere occasioni importanti e tornare indietro sarà sempre più difficile.