Ognuno di noi ha bisogno di essere toccato e di essere riconosciuto dagli altri, questa fame di riconoscimento può essere appagata con le carezze, che comprendono qualsiasi atto che implichi il semplice riconoscimento dell’altro. Possono essere date carezze in forma di reale contatto fisico o in qualche forma simbolica di riconoscimento come uno sguardo, una parola, un gesto o una qualsiasi azione che significhi “SO CHE CI SEI”.

La fame di carezze spesso è determinante per l’uso che una persona farà del proprio tempo. Si possono per esempio, passare minuti, ore o addirittura una vita intera, cercando carezze in molti modi, oppure, dall’altro lato, cercando di evitarle, rinchiusi in se stessi. Un bambino che non viene toccato non si sviluppa normalmente. C’è qualcosa che nel contatto fisico stimola la “chimica” dello sviluppo fisico-mentale del bambino. I bambini che vengono trascurati, ignorati o che per qualsiasi ragione non vengono abbastanza toccati, soffrono di un deterioramento mentale e fisico che può persino portare alla morte.

Quando il bambino cresce, la sua fame primaria di contatto fisico si trasforma in fame di riconoscimento: il contatto fisico può essere sostituito da un sorriso, un cenno, una parola, che esercitano una stimolazione sul cervello di chi le riceve e per mezzo di esse il bambino verifica di esistere, di essere vivo.

Le carezze che ci auspica si possa ricevere sono quelle positive, di solito sono dirette, appropriate e pertinenti alla situazione. Danno alla persona una sensazione di benessere, di vitalità di vivacità e di importanza. Ad un livello più profondo aumentano il senso di benessere della persona, donano una conferma della sua intelligenza, sono spesso piacevoli e comportano sentimenti di benevolenza. Le carezze autentiche, appropriate e non eccessive, nutrono una persona e sviluppano la sua vena vincente. Spesso le carezze positive esprimono sentimenti di affetto e di apprezzamento, a volte sono complimenti, altre volte possono dare ad una persona informazioni sulle sue capacità e aiutarla a essere più consapevole delle proprie personali abilità e risorse. Una delle più belle carezze che si possa ricevere è quella di essere ascoltati.

Quando qualcuno è stato ascoltato, la conclusione è che i suoi sentimenti, le sue idee, le sue opinioni sono state realmente sentite e dunque non è stato ignorato ma ha ricevuto un “feedback” positivo. Ascoltare veramente non significa sempre essere d’accordo con l’altro, significa soltanto chiarire e capire i punti di vista di un’altra persona. Tutti hanno bisogno di carezze, e se non possono ricevere quelle positive, faranno di tutto per ottenere quelle negative.

I bambini possono diventare dei monelli o dei ribelli, e invitare i genitori a schiaffeggiarli e umiliarli. Mariti e mogli possono fare di tutto pur di discutere e litigare. Anche sul lavoro si metteranno in atto comportamenti per ottenere carezze negative (fare tardi,commettere errori..). I risultati di alcune ricerche stanno a dimostrare che se un ambiente lavorativo è sterile a livello affettivo, la produzione diminuisce ed emergono i conflitti. È chiaro che sia per i bambini che per gli adulti ricevere attenzione negativa è meglio che non riceverne affatto.

E tu che carezze hai ricevuto? E soprattutto che carezze dai? Possiamo renderci consapevoli delle carezze negative che riceviamo e che diamo e possiamo sviluppare nuovi modelli di rapporti. Invece di screditare noi e gli altri possiamo “scegliere” di controllare i nostri comportamenti e i nostri commenti distruttivi e sostituirli con carezze positive che nutrono in maniera autentica.