In un’epoca in cui privilegiamo  i cellulari agli orologi ci sembra cosa d’altri tempi il gesto impaziente di chi guardava il suo polso ogni tre minuti, ora si schiaccia il pulsante dello Smartphone. Probabilmente alla stessa cadenza e sicuramente abbiamo intensificato il ritmo con SMS, emails e notificazioni varie…. Certo compriamo ancora orologi ma piuttosto come se fossero un “bijou”, un oggetto di moda, non certo per sapere l’ora esatta.
 
Ma nel 1300, quando il re Carlo V° ordino’ il primo orologio pubblico per la città di Parigi é stato sicuramente la più grande novità del secolo. Ed é così’ che nel 1371 viene inaugurata la “torre dell’orologio” e i parigini vi passavano anche più volte al giorno per sapere l’ora. Una torre alta 50 metri che faceva parte all’epoca del Palais de la Cité, oggi invece del Palais de Justice (il tribunale). L’orologiaio si chiamava Henri de Vic e veniva dalla Lorena.
 
La novità consisteva soprattutto nel fatto che era il “Re” a dare l’ora, non la Chiesa come da secoli faceva. Poi fu installata una campana che annunciava al popolo nascite e morte dei membri della famiglia reale. I re si succedono, ma l’orologio rimane,  si vedono le iniziali di vari re fare da cornice all’orologio.
 
Durante un rifacimento nel 1500 furono aggiunti i bassorilievi di Germain Pilon che rappresentano la Legge e la Giustizia.
 
Nel 2012 c’é stato un gran restauro dal costo di circa 200 mila euro, si sono basati su un documento del 1852 per renderlo come era. Sotto l’orologio  una scritta in latino:  Machina quae bis sex tam juste dividit horas justitiam servare monet legesque tueri (Cette machine qui divise si justement les douze heures, nous avertit qu’il faut observer la justice et sauvegarder les lois= Questa macchina che divide con giustizia le dodici ore, ci avverte che bisogna osservare la giustizia e salvaguardare le leggi).
 
Tornato a risplendere, le dorature brillano, i colori hanno un’armonia eccezionale, l’orologio viene ammirato da tutti anche se nessuno nota più l’ora che segna. Ma certo non passa inosservato, la prova ne é la petizione inoltrata alla municipalità di Parigi per abbattere il platano piantato proprio davanti che ne offusca una buona parte.
 
L’albero non sarà abbattuto bisogna cercare un compromesso e avvicinarsi se si vuole ammirare questo gioiello di mobilio urbano parigino.