L’ORTOBIOLOGIA: TESSUTI E CARTILAGINI RIGENERATI PER TORNARE SUBITO IN FORMA

 

Nuove frontiere dell’ortopedia per mantenere più a lungo la forma fisica e la libertà di movimento

  

Vi fanno male le ginocchia? Avete dolore al tendine di Achille o alle giunture? Avete mai sentito parlare di usura delle cartilagini? Forse è il momento di farsi un’idea dell’ortobiologia: ovvero della medicina rigenerativa applicata alla ortopedia. E noi ne parliamo con il Dott. Alessandro Caprio, nella sua rubrica “Tacco 12, no grazie. Piede e ginocchio salvi”

Rigenerare i tessuti e non sostituirli è la nuova frontiera che punta a migliorare il trattamento delle lesioni muscolo-scheletriche. L’ortobiologia permette di aumentare l’efficacia degli interventi chirurgici, stimolando le risorse naturali dell’organismo per rigenerare i danni causati da traumi o dalle malattie.
Insomma: una vera rivoluzione applicata in campo ortopedico.

Non parliamo di miracoli ma di risultati importanti”, spiega il Dott. Alessandro Caprio, il nostro chirurgo ortopedico di fiducia. “Questo grazie all’aiuto che la biologia ci dà da tempo”.  Iniziamo con il PRP, cioè il gel piastrinico, un plasma ricco di piastrine ricavato dal sangue del paziente, contenente i cosiddetti fattori di crescita. Cioè quelle proteine capaci di ridurre l’infiammazione in un tessuto, di produrre collagene, incrementare il numero delle cellule nell’osso e nei tendini, favorire, in poche parole, la guarigione dei tessuti muscolo-scheletrici. L’iniezione di PRP ha un doppio beneficio: antidolorifico e rigenerativo. Insomma: meno dolore e guarigione più veloce.

Si tratta di un semplice prelievo venoso. Il sangue viene immesso in una macchina speciale, poi centrifugato e infine infiltrato per curare le patologie tendinee o articolari.

Ma la vera frontiera sono le cellule “mesenchimali totipotenti”. Avrete sentito certamente parlare di “cellule staminali”: si tratta di cellule giovani che, una volta iniettate nel tessuto o nell’articolazione, sono in grado di riprodursi in maniera illimitata. “Con un meccanismo di intelligenza biologica”, ci spiega il Dott. Caprio, “si trasformano nelle cellule del tessuto dove vengono inserite e sono in grado di stimolare le altre cellule già presenti all’autogenerazione”. L’impiego delle cellule staminali ha avuto grande successo nella cura dell’osteoartrite, condizione degenerativa della cartilagine articolare che interessa il 15% della popolazione mondiale. Insomma, una forma di artrosi parecchio diffusa.

Le cellule staminali sono un po’ come antibiotici naturali con proprietà antinfiammatorie in grado di stimolare la risposta immunitaria e quindi la guarigione.

Possono essere prelevate dal midollo osseo, oppure dal tessuto adiposo dell’addome con una sottile agocannula, come se si trattasse di una liposuzione estetica. Il tessuto viene prelevato con una siringa e viene poi processato con un kit sterile mono-uso che, con un apposito lavaggio e filtraggio, elimina le parti inutili e isola le cellule staminali.

Il paziente è donatore e allo stesso tempo ricevente. In pratica è un autotrapianto delle sue cellule: prelevate dall’addome e impiantate nella zona lesionata.

Tra il concentrato midollare e quello adiposo”, spiega il Dott. Caprio, “noi preferiamo il secondo, per la minore invasività della procedura e per il più alto potenziale rigenerativo”.

La tecnica infiltrativa, della durata di 30 minuti circa, avviene in sala operatoria e in anestesia locale con una leggera sedazione. Dopo il trattamento il paziente torna alla sua normale quotidianità. E la vita continua. Non con i miracoli, ma con i grandi risultati messi in campo dall’ortobiologia per ossa, tendini, cartilagine, legamenti e muscoli.

Per gli sportivi, di nuovo in pista. Per chi ha qualche anno in più, una nuova giovinezza.