Nicola Brunialti è alto e simpatico. Ha gli occhi grandi e blu e un sorriso che me lo ricordo ancora. L’ho conosciuto parecchi anni fa, quando aveva già iniziato a scrivere libri per bambini. Ma mica scrive solo, eh! Se date un occhiata al suo sito – www.nicolabrunialti.com – sono sicura vi sorprenderete!! “Alicia faccia di mostro” è la sua ultima opera dedicata ai più piccoli di cui, a ragione, nutre grande rispetto e stima. Perché? Leggete un po’ qui!

D: Entrare nel mondo dei bambini che tipo di avventura è? Intendo, il mondo degli adulti è senza freni, disinibito… Cosa non bisogna mai dimenticare quando si scrive per i più piccoli?

R: Bisogna essere molto attenti quando ci si rivolge ai più piccoli, trattarli con molto rispetto. E, soprattutto, non barare mai. Perché si accorgono subito se stai tentando di “fregarli” utilizzando un linguaggio che non conosci: sono bassi ma non sono stupidi. È come uno che tentasse di improvvisare l’inglese in Inghilterra senza saperne una parola. Gli inglesi se ne accorgerebbero subito. E così sono i bambini, si accorgono se sei sincero. I bambini, sono degli inglesi perfetti!

D: Che tipo di pubblico è quello dei bambini?
R: È un pubblico speciale. Perché i bambini hanno ancora il desiderio di ascoltare, senza pregiudizi. C’è ancora spazio dentro di loro per imparare, sono ancora curiosi. Cosa che molti adulti hanno smesso di essere… E poi i bambini sono ottimisti: si aspettano ancora  un mondo in cui ci sia un lieto fine. Gli adulti invece, credono solo a quello che vedono. E siccome più invecchiano meno ci vedono, alla fine non credono più a niente.

D: Il tuo ultimo libro “Alicia faccia di mostro” quando nasce?
R: Da me stesso, dalla mia storia: io mi sono operato otto volte alle ginocchia, le mie gambe sono piene di chiodi e di cicatrici, con cui ho fatto un po’ di fatica a fare pace. Volevo spiegare ai miei lettori il peso che hanno le parole,  quanto dolore possono causare le offese e le prese in giro. Quelle parole che fanno ridere i nostri amici, per chi le riceve, invece, diventano un peso terribile da sopportare. La verità è che spesso ci concentriamo sui difetti degli altri per non vedere i nostri. E invece sarebbe bene accettare serenamente gli uni e gli altri. Anche perché non serve una cicatrice evidente come quella di Alicia per sentirsi dare del “mostro”: basta qualche chilo in più, qualche centimetro di altezza in meno, un paio di occhiali o l’apparecchio per i denti. E ancora meno serve per sentirsi da soli un “mostro”: chi di noi durante l’adolescenza non ha odiato quell’immagine brufolosa e sgraziata che appariva nello specchio? Ecco perché ho scelto di rivolgermi ai ragazzini più giovani: prima cominciamo a parlargli di queste cose, meglio è.