C’è una linea sottile tra l’amare e l’amare troppo, che determina una grande differenza in chi lo prova: di solito chi ama troppo non ama se stesso! Spesso in questo caso più che di amore potremmo addirittura parlare di ossessione verso il partner, e forse alla radice di tale ossessione non c’è l’amore, ma la paura: paura di restare soli, paura di non essere degni d’amore e di considerazione, paura di essere ignorati, abbandonati, annichiliti. Solitamente si tratta di un fenomeno tipicamente femminile, anche se esistono molti uomini che coltivano questa ossessione con lo stesso fervore di una donna.

Di solito gli uomini tendono a proteggersi, ad alleviare le loro pene ponendosi mete esterne piuttosto che interne. Tendono ad appassionarsi al lavoro, agli sport o a qualche hobby, mentre le donne tendono a risolvere i problemi, derivanti da un’infanzia conflittuale, in una relazione che le ossessiona, forse proprio con un uomo altrettanto disturbato e distante.

Le donne che vivono il proprio amore verso il partner come un’ossessione, lo offrono con la speranza assurda che tale uomo possa proteggerle dalle loro paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finchè offrire amore con la speranza di essere ricambiate diventerà la costante di tutta una vita.

 

E poiché, questa strategia non funziona queste donne ci riprovano, amano ancora, amano di più, amano troppo, annullando se stesse, i propri bisogni, la propria individualità.  Le radici di questi amori, definite ossessioni, sono ataviche e infantili, ferite mai guarite, basate sull’apprendimento di un rifiuto precoce legato alla propria inadeguatezza, e per questo si perpetuano nella relazione di coppia. Il dipendente ama l’altro idealizzato, lo stesso amore che ha provato nella propria infanzia per un genitore irraggiungibile, che lo ha abbandonato, dal quale si è sentito tradito.

Per questo, la dipendenza si alimenta e si nutre del rifiuto, della svalutazione, dell’umiliazione, del dolore: non si tratta di provare piacere nel vivere tali difficoltà, ma di dare corpo al desiderio di essere in grado di cambiare l’altro, di convincerlo del proprio valore, di salvarlo, riuscendo a farsi amare da chi ama solo se stesso. Amare un partner realmente affettuoso e gentile porta ad annoiarsi, invece lo stare sulla corda, il rifiuto, la mancanza di certezza muove il desiderio.

Questo comportamento è ulteriormente aggravato da un’ attribuzione di colpe che non si hanno: io sbaglio e per questo lui si comporta in questo modo”, “se solo fossi meno gelosa tutto questo non succederebbe”, “se ha urlato e mi ha offeso così è perchè io l’ho fatto innervosire, ho tirato la corda”. Si tende a giustificare l’altro,i suoi malumori,il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, quando tutto ciò non piace, eppure ci si adatta pensando che l’amore e l’affetto che si prova verso l‘altro lo farà cambiare  per amor nostro. Naturalmente, si tratta di valutazioni errate che servono ad  alimentare e a mantenere la bassa considerazione di sé.

 

Il primo passo per poter uscire da questa condizione è incominciare ad amare se stessi e a mettersi al centro della propria vita , passaggio indispensabile per passare dalla dipendenza all’indipendenza, ovvero concedersi la possibilità di farsi amare in modo sano e diventare sereni.