Barack Obama, intervistato da David Letterman, parlando di razzismo, conferma la definizione data dal senatore John Lewis, uno dei protagonisti al fianco di Martin Luther King nei giorni che cambiarono il volto dell’America, secondo cui si tratta, in sintesi, di un problema di “pelle”. Un bianco che, nel vedere la pelle nera, o di un altro colore, si considera automaticamente superiore o in diritto di stabilire limiti e comportamenti, e’ un razzista. Come poi spiegava Obama, chiaramente, per provare a giustificare il proprio razzismo e renderlo “accettabile”, ci si avventura in ragionamenti economici, sociali e storici che sono per la maggior parte basati su ignoranza, ipocrisia e su quella cosa orrenda che si chiama “applicare due pesi e due misure”.

 

 

Nei giorni in cui l’America si trova a gestire, con quanta piu’ determinazione possibile, la crescente e preoccupate esibizione di razzismo messa in atto dal suo presidente, ci si rende conto che questo e’ un problema che attanaglia il mondo intero e che, chiaramente, condizionera’ le prossime elezioni politiche italiane. Il razzismo trova il suo combustibile nell’ignoranza e l’ignoranza consente al populismo di diventare una forma mentale considerata “normale”, della quale non si percepiscono piu’ le conseguenze abnormi.

Tutti coloro che avevano considerato “fuori moda” continuare a combattere il fascismo, il il razzismo e il qualunquismo, oggi sono, o completamente asserviti all’ondata di populismo che sta avvolgendo nelle tenebre la gran parte del mondo occidentale, o incapaci di reagire con azioni positive, sentendosi inutili.

 

 

Non c’e’ nulla, infatti, che rafforzi il populismo come la convinzione di ciascuno di non poter fare nulla, di non poter cambiare nulla, di non poter aspirare a un cambiamento se, prima, “gli altri non cambiano”. L’unica arma vera, pacifica e indispensabile per sconfiggere il populismo e tutti gli orrori che si porta dietro, e’ l’attivismo, la partecipazione attiva al processo democratico di cui facciamo parte e che e’ bene prezioso che non possiamo permetterci di perdere.

Il razzismo e’ salvaguardato dal populismo che ne moltiplica le forme. Ogni volta che devo fronteggiare un discorso trapunto di antiamericanismo, mi chiedo “si comprende che essere “contro” qualsiasi gruppo umano, nella sua totalita’, ci mette inevitabilmente allo stesso livello del razzismo agito verso altre etnie?”. Discutere lucidamente di temi sociali non dovrebbe mai portarci a essere anti. Dovremmo tutti combattere “per”.

Sabato, come l’anno scorso, partecipero’ alla Women’s March. Perche’ ho scelto di essere un’attivista. Perche’ credo che le mie azioni possano – con le azioni degli altri – contribuire al cambiamento che desidero.

Bisognerebbe sempre unirsi a una marcia. Stare seduti a casa a indignarsi di cose che nemmeno conosciamo bene, non serve. Bisogna marciare. Come ci ha insegnato Martin Luther King. Che aveva un sogno. Come me.