Solo pochi giorni fa, mio figlio Ale è rientrato dalla vacanza-studio, insieme alla classe della sua scuola a New York. E’ stato fuori circa una settimana. I preparativi sono stati ben curati da me e il suo papa’ e riguardavano anche  il look del giovin signore con le cravatte, le  giacche ecc.

Un’esperienza magnifica, unica per viverla a soli sedici anni.
Me la sognavo, quando avevo la sua eta’, una vacanza del genere. Il viaggio negli  Stati Uniti, lo faceva chi partiva per il fatidico viaggio di nozze o con la propria famiglia nel periodo estivo e non era da tutti e per tutti. Oggi, invece, tutto è possibile e tutto è raggiungibile con estrema facilità.

Ale ha così trascorso delle giornate con i suoi amici e i suoi tutor. E’ stato  molto interessante dal punto di vista della lingua, della socializzazione e dello studio di argomenti socio-economici e socio-politici. Tutto lo ha entusiasmato.
Ha, principalmente, lavorato in gruppo, con ragazzi di altre nazioni e questo è stato per lui molto stimolante.

L’ultimo giorno, però, esattamente il giorno della partenza e poco prima di prendere il volo per rientrare in Italy, purtroppo Ale si è sentito male e così la compagnia aerea e soprattutto  i suoi professori, hanno pensato di trattenerlo un giorno in più a New York per fare degli accertamenti, per poi rimandarlo quanto prima in Italia. Mamma, che stress pazzesco, immaginarlo in un ospedale seguito dal suo tutor e con tante ore di distanza, in un Paese tanto lontano. Non sapere nulla del proprio figlio, tranne il fatto che si era sentito tanto male e che era sotto controllo, in un ospedale nel centro della City.

Quanta preoccupazione, per noi genitori, che aumentava in un modo esponenziale….

Più passavano le ore, più lo stress aumentava. Quando finalmente ho ricevuto la notizia  che lo dimettevano dall’ospedale e che poteva partire con il volo del giorno dopo, abbiamo incominciato ad avere la mente meno appesantita.

Io e Stefano abbiamo cominciato a contare le ore, i minuti, sperando di abbracciarlo con tutta la nostra forza al suo arrivo in aeroporto. Caspita come sei dimagrito e come sei stanco e debole! Bentornato amore mio, tra coccole e una giusta alimentazione, ti rimetterai presto! Sono certa che farai tesoro anche di questa esperienza. L’esperienza di trascorrere delle ore in un ospedale con delle persone che ti hanno seguito con amore e che, non appena è stato possibile, ti hanno riaccompagnato per il rientro, tanto aspettato. Ben rientrato tra le braccia della tua famiglia, mio super eroe neworkese di pochi giorni fa.