Il termine derivante dall’anglosassone può tradursi in: “bruciarsi, crollo, surriscaldamento, esaurimento”.  Il burnout corrisponde a un esaurimento emotivo che si sta diffondendo in modo sempre più consistente tra i lavoratori dei Paesi occidentali: si tratta della conseguenza di un forte stress, in genere prolungato nel tempo, dovuto alla ripetizione di attività che, per motivi diversi, compromettono la serenità di chi le svolge. Psicologicamente parlando, il burnout è stato definito da Converso e Marafioti (2007, p. 73) come “il tipo di risposta data ad una situazione avvertita intollerabile, in cui si percepisce una distanza incolmabile tra la quantità di richieste cui si è sottoposti e le risorse disponibili sia individuali che organizzative”. Da ciò insorge una sensazione di impotenza che logora il soggetto psicologicamente e fisicamente demotivandolo e rendendolo apatico. La sindrome, quindi, si sviluppa con probabilità più elevate nel caso in cui vi sia un gap notevole tra le caratteristiche della persona e la natura del lavoro che è chiamata a svolgere: per fare un esempio semplice ma efficace, un soggetto che ha poca pazienza difficilmente riuscirà a lavorare a contatto con degli anziani in una casa di riposo, che hanno esigenze e comportamenti in grado di mettere a dura prova la tranquillità di chiunque. E questo vale, ovviamente, per tutti quei contesti di lavoro che presuppongono un impegno notevole e una dedizione altrettanto significativa, non solo dal punto di vista psicologico ma anche, per esempio, dal punto di vista economico. Una delle ragioni per la quale si ha a che fare con la sindrome di burnout è legata al fatto che i valori personali devono essere messi in secondo piano rispetto alle necessità del contesto di lavoro. In altri casi, può succedere che un soggetto si dedichi anima e corpo al raggiungimento di un obiettivo professionale, magari anche sacrificando gli affetti o il proprio tempo libero, per poi non riuscire a conseguirlo: in tale circostanza la frustrazione che ne deriva può sfociare, appunto, nel burnout.     Gli esperti sottolineano che questo tipo di disagio, sia di carattere fisico che di carattere psicologico, può interessare tutti quegli operatori che, per il proprio lavoro, giorno dopo giorno sono impegnati e coinvolti in attività che presuppongono delle relazioni interpersonali. Se è vero che a essere coinvolte sono soprattutto le cosiddette helping professions, vale a dire le professioni di aiuto in cui l’obiettivo lavorativo è rappresentato dall’assistenza, è altrettanto vero che la sindrome di burnout può colpire chiunque entri in contatto con una certa frequenza con soggetti che soffrono o che vivono una situazione di disagio.     Le cause che possono determinare una sindrome di burnout, in ogni caso, sono potenzialmente molteplici: la ragione può essere individuata, per esempio, in un eccesso di lavoro, oppure in una remunerazione troppo bassa in relazione alle mansioni svolte. In altri casi la colpa può essere attribuita a una divergenza tra i valori della persona e le caratteristiche del lavoro (l’attività è molto monotona e poco stimolante, oppure la turnazione comporta un consumo di energie eccessivo), il che si può tradurre in una mancanza del senso di appartenenza. Insomma, le gratificazioni vengono a mancare, sia sotto il profilo economico che sotto il profilo della realizzazione personale. Anche chi non è capace di lavorare in team rischia di ritrovarsi alle prese con questo tipo di patologia psicologica, inoltre, la sindrome di burnout si può considerare, una patologia “contagiosa”, nel senso che si riflette anche sulle persone che circondano chi ne è colpito. Come fare per evitarla? Dire di no: difficile ma necessario. Rifiutare certe mansioni o certi lavori extra aiuta a scaricare il peso di una mole di lavoro che altrimenti sembrerebbe insopportabile. Ritrovare un obiettivo:bisogna ritrovare un senso a ciò che si fa. E’ fondamentale affrontare il lavoro ponendosi sempre degli obiettivi, realistici ma anche stimolanti. Dedicarsi ad attività extra: trovarsi degli spazi in cui praticare attività (sportive, artistiche, ricreative ecc.) aiuta a staccare la spina, e a ricaricare le batterie in vista di nuove sfide lavorative. Curare le relazioni personali: curare e far crescere la propria sfera personale al di fuori del luogo di lavoro. Famiglia, amici e altre relazioni sono cruciali per mantenere un equilibrio. Evitare la negatività: cercare di pensare in positivo, non soffermandosi su errori o difetti, ma esaltando i risultati positivi con la consapevolezza che si può sempre fare meglio. Essere propositivi invece che distruttivi richiede impegno, ma alla lunga porterà i suoi frutti.