Ve lo sareste mai immaginato che i Bengalesi fossero degli accaniti tifosi di calcio? Ebbene si, lo sono ma solo ogni quattro anni in coincidenza con i campionati del mondo. E per quale squadra fanno il tifo se la squadra di casa, che pur esiste, non è neanche mai riuscita a qualificarsi? Ovvio, per quelle più forti che da sempre sono, secondo loro, l’Argentina e il Brasile. Qualcuno fa il tifo per la Germania o l’Italia perchè magari in famiglia c’è qualcuno che vive o ha vissuto in questi due paesi, ma sono veramente pochissimi.

 

 

Come mai il Bangladesh, la cui squadra di calcio non fa mai notizia nemmeno nell’area del subcontinente asiatico, dove su 29 canali locali non ne esiste neanche uno esclusivamente dedicato allo sport ma bisogna dipendere da quelli stranieri che ti fanno vedere solo quello che vogliono, si divide ogni quattro anni tra Brasile e Argentina?

Dopo i primi anni di sconcerto, man mano che imparavo a conoscere questo strano popolo, un’idea me la sono fatta.

 

 

A parte una loro innata tendenza a stare sempre e comunque dalla parte di chi ha più probabilità di vincere, l’appartenza al paese c’entra in realtà ben poco. Non tengono per l’Argentina perchè conoscono il paese o perchè ne parlano la lingua o magari qualche imprenditore ha clienti li, forse la maggior parte di loro non saprebbe neanche collocarlo geograficamente; se fosse così dovrebbero allora tenere un po’ più a cuore i paesi a loro più vicini come la Corea o il Giappone e invece niente.

Il fatto è che ogni evento di questa portata, in una Dhaka in cui normalmente ci si annoia a morte, non si sa che cosa fare se non andare in qualche café, ristorante o tea stall a seconda del portamonete, li fa sentire vivi, li emoziona, da loro qualcosa per cui entusiasmarsi, l’occasione per esultare per un gol, criticare gli avversari, immedesimarsi in Messi o Neymar. E praticamente a gratis. C’è chi segue la partita a casa, gli studenti dell’università di Dhaka si radunano nella sala comune del dormitorio di appartenenza, i richshawallah davanti alle vetrine dei negozi di elettrodomestici.

Questo fenomeno non succede in nessun paese europeo, perlomeno con questa portata, ma si verifica solo nei paesi più poveri del mondo. La globalizzazione, l’accesso a internet ha fatto loro conoscere quello che succede nel resto del mondo ma, a differenza dei paesi ricchi dove non si sente il bisogno di assumere un’altra identità, per i paesi più poveri è l’opposto, come dicevo prima, se bisogna farlo, tanto vale scegliersi quella di un paese forte.

In questi giorni in cui gli Stati Uniti hanno ribadito il divieto per alcuni paesi di viaggiare e le guerre commerciali con la Cina e l’Unione Europea sono iniziate, che possibilità avrebbero le bandiere di questi paesi si sventolare sui tetti delle case? Nessuna, perchè la bandiera di uno stato nemico non si sventola. L’aspirazione di appartenere ad un’altra bandiera è assente nei paesi ricchi e sviluppati semplicemente perchè non ne hanno bisogno.

E poi i Bengalesi sono molto emotivi, si scaldano, nel bene e nel male, con poco, tant’è  vero che purtroppo questa volta ci sono state anche vittime. Un ragazzo si è tolto la vita dopo la sconfitta dell’Argentina, una coppia tifosa dell’Argentina è stata uccisa da tifosi del Brasile, una lite finita molto male, altri per lo stesso motivo sono andati a finire in ospedale.

Un paio di settimane prima dell’inizio dei giochi, gli ambulanti vendono bandiere e magliette delle squadre più forti (ancora non ho visto però quelle della Corea, dell’Iran, della Russia) poi, a giochi iniziati, cominciano a togliere quelle dei paesi sconfitti. Una bandiera di medie dimensioni costa circa 40 centesimi. Chi può approfitta degli sconti ‘mondiali’ per comperarsi un televisore nuovo  come succede con i frigoriferi durante Kurbani Eid (quello per intenderci quando si sacrificano gli animali per strada o … in garage).

Fino a due giorni fa si potevano ancora trovare le bandiere del Brasile, oggi sono sparite anche quelle. Metà paese era in lutto per l’esclusione dell’Argentina, oggi, con l’esclusione del Brasile, anche l’altra metà.

Le bandiere sono state ritirate dai terrazzi, dagli autobus e dai rickshaw.  Si guarderanno ancore le partite rimanenti ma senza l’entusiamo di prima e senza organizzare i raduni serali nel salotto del parente con il televisore più grande.

C’era una tristezza palpabile nelle strade di Dhaka oggi e tutti sembravano essere ritornati alle solite cose noiose di sempre. Peccato, ma dopotutto quattro anni passano in fretta.

E comunque, in mancanza dell’Italia, forza Inghilterra. Ma non lo dico a nessuno.