Tanti anni fa al lavoro mi capitò di dover gestire un problema molto delicato: in breve, a causa della mancanza di una certa materia prima la mia azienda non sarebbe stata in grado di fornire tutti i nostri clienti con un determinato prodotto finito per loro particolarmente importante. 

Questa situazione si sarebbe protratta per un paio di mesi per cui, inevitabilmente, la mia azienda avrebbe avuto dei contraccolpi negativi, non solo dal punto di vista economico ma anche di immagine.

A me la situazione pareva molto grave anche se, anche con l’aiuto di altri, avevo già elaborato una serie di soluzioni che, se non altro, ci avrebbero consentito di gestire tutto in una maniera abbastanza indolore e professionale.

Tuttavia a me sembrò opportuno informare il massimo organo decisionale della mia azienda (una sorta di Consiglio di Amministrazione) per cui, in occasione di una riunione di questo organo, chiesi di poter partecipare per poter illustrare a tutti cosa stava accadendo e come avevo pensato di venirne fuori.

Arrivò il giorno fatidico, la riunione si aprì e mi venne subito data la parola; avrei avuto 10, massimo 15 minuti di tempo, poi avrei dovuto abbandonare il gruppo, i partecipanti avevano un ordine del giorno particolarmente fitto e avrebbero dovuto discutere altri argomenti riservati.

Naturalmente ritenevo di essermi preparato particolarmente bene, ero anche pronto a rispondere a domande insidiose e con un certo orgoglio avrei illustrato la soluzione che ci avrebbe tirato fuori da quell’impaccio.

Dopo neanche 5 minuti fui interrotto dal massimo dirigente presente (si, proprio lui, il famoso Mega dirigente dei film di Fantozzi) il quale in maniera molto cruda mi disse : “Lei si rende conto che non la sta ascoltando nessuno e che quello che sta dicendo non è di nessun nostro interesse?”. Balbettai qualcosa, raccolsi le mie cose, chiusi la cartelletta e me ne andai, estremamente deluso non tanto per come ero stato trattato quanto per il fatto che nessuno in quella sala era interessato al problema.

Ma ero stato io che avevo sbagliato qualcosa? Ero stato io poco efficace nella comunicazione? Oppure avevo semplicemente ingigantito un piccolo problema facendolo apparire come un momento cruciale della nostra vita aziendale? Oppure davvero in quella sala riunioni il cinismo e il disinteresse la facevano da padrone e, in definitiva, a prescindere dalle belle parole di circostanza, non gliene fregava niente a nessuno (fatto salvo che a me) che davvero avremmo creato un periodo di difficoltà ai nostri clienti?

Da quell’esperienza credo di aver imparato parecchio…..e magari su questo avrò modo di tornare in una prossima occasione; quello che ora volevo mettere in evidenza è altro: uno che parla in uno studio radiofonico parla ad un microfono ma non sa se qualcuno lo sta davvero ascoltando e non può immaginarsi nemmeno  le reazioni di costui o di costoro alle sue parole; in qualche misura capita lo stesso anche a me, dico qualcosa di mio, espongo dei concetti ma ci sarà qualcuno che leggerà quello che scrivo? E quello che scrivo che reazione avrà negli altri? Scapperà un sorriso, qualcuno magari farà un paragone con situazioni che sono accadute a lui o a lei, magari farà delle riflessioni personali, ne parlerà con un amico, con la compagna, etc .? Insomma….cosa succede dopo? Ammesso che succeda qualcosa…..Sarei curioso di saperlo….