“C’è un momento, per noi immigrati con sempre un vento di bora a scompigliarci il cuore, in cui siamo in una sorta di limbo in cui il “qui e la’ “ sono finalmente una cosa sola e si trova una specie di pace. Ad alta quota, sorvolando l’oceano, si è a metà fra la casa dove ci sentiamo “al sicuro” e quella dove ci sentiamo attesi. C’è un momento, ad alta quota, in cui tutto si placa. Tutto respira. La malinconia per la casa lasciata si è affievolita e l’attesa per quella che ci aspetta non è ancora emozione. C’è un momento in cui non si è tagliati in due: una parte sconosciuta a un mondo, una parte sconosciuta a un altro.

C’è un momento, nel viaggio, in cui si è finalmente interi. Peccato non ci sia nessuno a vederci.
Perché e uno spettacolo meraviglioso”

Ho fissato questo pensiero sulla carta – sebbene quella immaginaria dei social – mentre ero pronta ad imbarcarmi sul volo Newark – Roma, solo due settimane fa. Ho sempre amato viaggiare e soprattutto da sola. In compagnia dei miei sogni e della mia curiosita’, senza quella di altri a farmi da zavorra: ho esplorato un pezzo di Messico, di Stati Uniti, d’Europa e della mia amatissima Cuba, la “terza casa” insieme a Napoli e New York. E spero, presto, di tornare a viaggiare verso mete sconosciute per assaporare con gli occhi la meraviglia di un mondo di cui sempre di più mi sento parte e che avidamente, visto che il numero di anni gia’ trascorso comincia a diventare troppo grande rispetto a quelli che restano, vorrei attraversare per possederlo almeno per il tempo dell’avventura.

Quando diventi emigrante, in molti casi, smetti di viaggiare e diventi un boomerang che viene lanciato verso una direzione e poi torna indietro: da una casa all’altra, da una famiglia all’altra, da una malinconia all’altra. Quando diventi emigrante, nella maggior parte dei casi, metti insieme ogni minuto libero, ogni spicciolo di tempo e di denaro per tornare al punto di partenza dove ci sono gli affetti che, partendo, ti sei “lasciato alle spalle”, spesso come una spada conficcata nella schiena. E in qualche modo, pur viaggiando in continuazione, smetti di viaggiare.