“Monaco è colui che guarda solo a Dio, desidera solo Dio, si dedica solo a Dio, sceglie di servire solo Dio e, vivendo in pace con Dio, diventa autore di pace per gli altri” (Teodoro Studita)

L’abbazia di Praglia è un monastero benedettino situato nella campagna padovana, alle falde del monte Lonzina (Colli Euganei) nel comune di Teolo e in prossimità di Abano Terme. Si trova a circa 12 chilometri da Padova lungo l’antichissima strada che conduceva ad Este. È attualmente retta dall’abate don Stefano Visintin e la comunità conta 49 monaci. La chiesa abbaziale di Santa Maria Assunta è stata elevata da Papa Pio XII nel febbraio del 1954 alla dignità di basilica minore. L’Abbazia, fondata negli anni tra l’XI e il XII secolo,  rimase fino al 1304 una dipendenza dell’Abbazia di S. Benedetto in Polirone di Mantova. Solo con gli inizi del XIV secolo la comunità di Praglia, consolidatasi e radicatasi più stabilmente nell’ambiente padovano, si rese del tutto autonoma eleggendo un Abate preso tra le file dei propri monaci. Dopo il periodo piuttosto infelice, dal punto di vista sia spirituale che materiale, della “commenda” nel 1448 Praglia aderì alla Riforma di Santa Giustina di Padova e tale scelta fu la causa della sua “seconda nascita” spirituale, culturale e materiale.

L’Abbazia fu fiorente nei secoli successivi, fino alla soppressione napoleonica del 1810. Nel 1834, grazie all’appoggio del governo austriaco, i monaci rientrarono nel monastero. La ripresa della vita benedettina a Praglia ebbe però breve durata. Il 4 giugno 1867 venne applicata nel Veneto la legge che sopprimeva nuovamente tutte le corporazioni religiose. Così la comunità fu sciolta una seconda volta. La maggior parte di essa trovò rifugio nel monastero di Daila (Istria), allora in territorio austriaco. A Praglia rimasero solo due o tre monaci come custodi del monastero. Il 26 aprile 1904 due monaci ritornarono in monastero e il 23 ottobre seguente poté riprendere a pieno la vita regolare che continua fino ai nostri giorni.

BIBLIOTECA NAZIONALE (monumento nazionale): non sappiamo praticamente nulla della biblioteca di Praglia nei primi tre secoli di vita del monastero. In ogni caso sembra che le dimensioni ridotte della comunità in epoca medievale, nonostante il cospicuo patrimonio fondiario da essa posseduto, non abbiano permesso che nel monastero si organizzasse un vero Scriptorium. Un aumento del patrimonio librario è attestato a partire dall’eredità dell’abate Antonio da Casale (1444) e soprattutto dopo l’ingresso di Praglia nella Congregazione di Santa Giustina (1448). Dispersa l’antica biblioteca con la soppressione napoleonica, essa fu ricostituita praticamente ex novo nel secolo XIX soprattutto grazie a donazioni; così a Praglia confluirono anche alcuni resti di biblioteche conventuali disperse di Padova e Venezia. La seconda soppressione (1867) comportò un nuovo sequestro del patrimonio librario, che a partire dalla riapertura del monastero nel 1904 fu ancora una volta ricostituito dai monaci partendo da poche centinaia di volumi messi in salvo in tempo, con acquisti e ancora una volta con donazioni. L’intervento dello Stato, aggiunto allo sforzo della Comunità Monastica, ha reso possibile, tra l’altro, l’apertura al pubblico della biblioteca, con oltre 130.000 volumi ed espansione in nuovi spazi, soprattutto con l’adattamento a sala di consultazione (1954) dell’antica “Sala del fuoco comune”,.

INTERNI: L’abside fu realizzata verso il 1530 da Domenico Campagnola. All’interno della cinta muraria il monastero si divide in quattro chiostri: doppio, detto anche della clausura, botanico, pensile e rustico (nel quale si depositavano gli attrezzi agricoli). I lati del chiostro botanico sono formate da colonne di marmo rosso e di pietra bianca alternate, le pareti affacciate sul giardino sono decorate in stile medioevale. È il chiostro d’ingresso dell’abbazia ed è chiamato botanico perché era destinato alla coltivazione delle piante. Lungo il lato nord c’è una porta, detta della carità, ad indicare la destinazione dell’accoglienza dell’abbazia. Sul lato est ci sono due porte: una porta al piano superiore mentre l’altra nel corridoio dove si trova l’antico forno.  Le arcate sono sorrette da capitelli e quattro corridoi interni si collegano alle celle dove al piano superiore i monaci hanno emesso la professione. Il chiostro pensile, dove il cortile si appoggia su quattro pilastri, è costruito da quattro piani inclinati realizzati per raccogliere l’acqua piovana in una grande cisterna. Questo chiostro ha intorno a sé le stanze più rappresentative della vita dei monaci dell’intero monastero: la chiesa, il refettorio monumentale, la biblioteca antica, il capitolare e la clausura. Infine il chiostro rustico che occupa la parte ovest del monastero: l’area sembra contenesse una grande aia e attorno erano depositati gli strumenti per la coltivazione della campagna che circondava il monastero. 

L’Abbazia, per la propria economia,  può contare anche in negozi di cosmesi  di tisane ed infusi, di rimedi naturali, di miele e dolci nei quali troverete tutti articoli naturali, fatti con metodi e ricette antiche tramandate da varie generazioni di monaci benedettini.