Quando sentiamo parlare di cani e bambini, la prima cosa che ci viene in mente è una storia alla Lassie, alla Rin Tin Tin o alla Bolt, per i più giovani. 

Una buona metà dei genitori che prende un cane per il proprio figlio ha esattamente questo come ideale, mentre l’altra metà vorrebbe che il cane fosse un mezzo per responsabilizzare il proprio pargolo.

La dura verità è che entrambe le aspettative sono, ahimè, destinate a fallire miseramente.

Ma andiamo per ordine.

Il cane, prima di essere semplicemente cane, è un individuo. Come tale, ha un suo mondo di idee, preferenze, gusti, e un suo senso di quello che è disposto a tollerare, e in che misura. 

Quindi, la prima cosa da considerare quando decidete di portare in casa un cane, a prescindere dai bambini, è questa. 

Una delle frasi più comuni che mi capita di ascoltare in questo contesto è: “Ho deciso di prenderlo cucciolo, perché così lui e il bambino possono crescere insieme.”

Questo è il momento in cui un brivido freddo mi scende lungo la schiena e la domanda mi sorge spontanea: “Siete sicuri di quello che fate?”

Un cucciolo di cane, dovete sapere, ha molte cose in comune con un cucciolo d’uomo. Le fasi di crescita sono molto simili, se non identiche, solo che sono molto ravvicinate tra loro.

Il rischio che correte, nel fare questa scelta, è di ritrovarvi col doppio dei problemi in casa. 

I famosi “terrible twos” del bambino, la fase orale del cucciolo nella quale, si salvi chi può, nulla sarà al sicuro dall’esplorazione e dai dentini del giovane quadrupede. La fase oppositiva del pargolo, la fase oppositiva (la prima, eh, di una lunga serie) del giovane cane. Il pargolo ci arriverà intorno ai 7/8 anni, il cane intorno ai 5/6 mesi. La pubertà, l’adolescenza, il “tu non puoi dirmi quello che devo fare, non sei la mia vera madre”… tutte queste fasi si susseguiranno nell’arco di due anni. Vi troverete a dover fare i conti con lui, il cucciolo diventato adolescente, e col bambino che, seppure più lentamente, ripercorrerà esattamente le stesse fasi. 

Siete veramente sicuri di volere un cucciolo da affiancare a un bimbo piccolo?

Se lo siete, dovrete essere pronti a dare al cane ogni attenzione, in fase di crescita, di cui potrà aver bisogno per diventare un adulto sereno ed equilibrato. Ricordatevi che sarà a fianco del bambino per il resto della sua esistenza. Un adulto sereno ed equilibrato è il minimo che potrete desiderare in casa. 

Il cucciolo avrà la percezione di essere un membro della famiglia, com’è giusto che sia, ed avrà nei confronti del bambino una serie di atteggiamenti simili a quelli che si rilevano tra fratelli. Certo, complicità, amicizia, malefatte… ma anche opposizione, conflitto e “discussioni” più o meno animate. Per sua struttura, non avrà la concezione del pargolo come superiore di ruolo, come padroncino (che è un termine veramente orrendo). Considererà il bambino come un suo pari, col quale confrontarsi quotidianamente. Sarà compito dei genitori riuscire a mediare in modo corretto e costruttivo, come farebbero tra due fratelli.

Direte: ma allora il bambino non può addestrare il cane?

La risposta, piuttosto ovvia, è no. 

Non è compito del bambino addestrare il cane. Per il cane, sentirsi comandare a bacchetta dal bambino, è veramente tanto fastidioso. Il bambino non ha le competenze per interagire con un cane su questo livello. Non sa muoversi, non ha il senso della misura nel chiedere gli esercizi e, in determinati contesti, questo tipo di rapporto scivolerà in un attimo nella dominanza-sudditanza, in cui il bambino potrebbe iniziare a riversare sul cane, essere del tutto soggetto ai suoi umori/malumori, tutte le sue frustrazioni. 

La stessa cosa vale per il gioco. Lasciare che il bambino giochi col cane come meglio crede, che lo colori, che gli tiri coda e orecchie, che gli si sdrai sopra, che lo prenda in braccio continuamente, che gli tolga cose di bocca e via dicendo, non solo non è corretto: è anche terribilmente pericoloso. È il cocktail perfetto per il disastro.

Non avrete insegnato nulla al bambino, se non che dei più deboli si può approfittare per sfogare le proprie frustrazioni e il proprio desiderio di rivalsa. Se il più debole dovesse poi ribellarsi a questa comunicazione del tutto errata, avrete un bambino con un forte trauma che, tra l’altro, non si spiegherà il perché della reazione del cane, e un cane che, nella migliore delle ipotesi, verrà ricollocato altrove. 

Il tutto perché non si è rispettato né il cane né, per assurdo, il bambino. 

“Prendo il cane perché così responsabilizzo mio figlio a prendersi cura di qualcuno.”

Anche questo è il cocktail giusto per il disastro. 

Sinceramente, come pensate che un ragazzino di 9/10/12 anni sia in grado di occuparsi di un altro essere vivente? Come, quando dovete ancora ricordargli di lavarsi i denti, di farsi la doccia, di fare i compiti… come pretendete che possa ricordarsi di dare da mangiare al cane, di portarlo fuori? 

Di portarlo fuori! 

Ma scherziamo? 

Portare fuori un cane è una delle cose che richiede più responsabilità in assoluto. Chiedete a un bambino di 10 anni di essere in grado di valutare pericoli, incontri, comunicazione inter- e intraspecifica, di intervenire nel caso in cui succeda qualcosa. C’è gente che fa corsi per diventare Dogsitter, che fa corsi per imparare a leggere correttamente la comunicazione dei cani, e voi affidate il vostro cane a un bambino di 10 anni, che magari tutto vorrebbe fare fuorché uscire mezz’ora per il quartiere con un chihuahua rabbioso (e a ragione!) al guinzaglio. 

Oltre ad essere una richiesta eccessiva, è terribilmente pericoloso, rendetevi conto. 

Basta uno strattone, un momento di disattenzione, un cane libero, o un guinzaglio scivolato di mano per sbaglio. 

Di nuovo, avrete un bambino traumatizzato senza aver neanche capito il perché. 

Lo so che siete con le mani nei capelli, in questo momento. Mi rendo conto.

A fronte di tutto questo, c’è una cosa fondamentale che il bambino può imparare dal cane. Qualcosa di molto più importante dell’addestramento, della responsabilizzazione, delle uscite quotidiane.

È un insegnamento che difficilmente, nella nostra società moderna, il bambino troverà altrove. 

Il rispetto attraverso l’empatia.

Ecco cosa può imparare un bambino da un cane.

Può imparare a riconoscere e a rispettare una comunicazione diversa dalla sua. Può imparare una forma incredibilmente efficace di alfabetizzazione emotiva. 

Può imparare a riconoscere e a rispettare dei bisogni diversi dai suoi. 

Può imparare a rapportarsi con una creatura che chiede rispetto e ne dà, sempre e comunque, nel modo più pulito in assoluto. 

Può imparare ad occuparsi dei bisogni emotivi di un cane, oltre che di quelli fisici, ad essere empatico, caratteristica ormai terribilmente rara nei bambini. 

Imparerà a rispettare chi è più debole, a leggere emozioni e stati d’animo, ad interagire secondo quegli schemi bellissimi e rarissimi di reciproco rispetto, se voi, genitori, li guiderete entrambi nella scoperta l’uno dell’altro.

Ringraziate il cane per ogni ringhio, per ogni avvertimento che darà al bambino che esagera. Gli insegnerà la corretta misura nel rapportarsi, fisicamente e non, al prossimo.

Ringraziate per ogni sbavata, per ogni pisolino insieme, per ogni momento di condivisione, che sia un giocattolo o un gelato, perché gli insegnerà il vero valore di un rapporto di amicizia, così stretto e profondo come può esserlo solo quello tra cane e bambino. 

Insegnate al bambino che il cane è un compagno di avventure, non una proprietà, un amico da rispettare, non un giocattolo da scartare a piacimento. 

Se riuscirete a fare questo allora sì, avrete raggiunto il vostro scopo di far crescere cane e bambino in perfetta armonia.

E sarà un valore aggiunto, per tutta la vita del bambino, che pochissimi avranno avuto la fortuna di sperimentare. 

Buon Cane a tutti e rivolgetevi sempre a uno specialista per gli inserimenti cani-bambini!

Grazie a Nicole per le foto e a Aurora e Rocky per essere l’esempio concreto del miglior rapporto possibile tra cane e bambino.