Una bellissima donna con i capelli raccolti e le labbra vermiglio sulla copertina di un libro.

Questa immagine lusinga la mia curiosità. E poi, quel nero su sfondo rosso.

Nero è il colore del lutto. Rosso come la passione. Il titolo del romanzo ,“In”, già anticipa un’inclusione di sentimenti forti capaci di manipolare la verità che non è mai assoluta. 

In questo gioco delle ombre scopro che l’autore è una donna. Il nome, Natsuo Kirino, è il travestimento letterario di Hashiaka Mariko, la regina del noir giapponese. Negarsi come donna, per essere donna. Una vera impresa, quando a giudicarti è una società profondamente sessista come quella giapponese. E allora la vera provocazione è scrivere storie in cui le protagoniste perdono l’innocenza e diventano assassine. Come “Le quattro casalinghe di Tokyo”, cattivissime e implacabili. Una versione pulp e ante litteram di “Desperate Housewives”. La Kirino scrive un libro nero e grondante di sangue, un po’ splatter e un po’ thriller, che apre uno squarcio sugli orrori quotidiani della società giapponese. E’ una storia dove non c’è spazio per i buoni sentimenti, giudizi moralistici e sensi di colpa. Di pentimento invece si parla nel romanzo “In”. Vita e arte si intrecciano nella vita della scrittrice, Suzuki Tamaki, che cerca di dare un volto alla donna X, misteriosa protagonista de “L’innocenza”, libro degli anni Cinquanta dell’autore Midorikawa Mikio.

Lo svelamento dell’identità di X diventa un’affannata ricerca e un’ossessione per Tamaki che, come X, ha il ruolo doloroso dell’amante. Tamaki non si comporta di certo come una geisha. La sua relazione con l’editor Abe Seiji alza sempre di più l’asticella fino a farsi male. La soppressione dell’amore è il tema del libro. Ci dimentichiamo dei fiori di ciliegio e dei personaggi manga con la Kirino, entrando nell’oscurità psicologica dei personaggi che, in questo ultimo libro, non si macchiano di sangue, ma esibiscono una crudeltà interiore nera come l’inferno. Fa impressione fino a dove può arrivare la fantasia della scrittrice cresciuta con la lettura di “Piccole donne” e “I tre moschettieri”. Una rivincita femminile, che usa le parole come fendenti. E la Kirino è forte e passionale come le sue protagoniste.

La vera rivoluzione è l’enfasi  data alla figura femminile che, nella mentalità giapponese, ancora oggi resta confinata e all’ombra del marito. Nei libri della Kirino le donne possono fare cose impensabili, quando vengono sopraffatte dalla disperazione. Per il Confucianesimo la donna è un essere inferiore. Il ciclo mestruale e la perdita di sangue fanno di lei un essere impuro. E di tanto sangue sono invece capaci le protagoniste della Kirino. Lei ci ricorda che il cammino verso l’emancipazione femminile è ancora lungo. E il proverbio giapponese “buona moglie, madre saggia”,  nei suoi 20 romanzi può riservare inaspettate sorprese. Tinte di rosso.