Adda

Sono Donatella, faccio la traduttrice e ho sposato uno scienziato. Ho una figlia grande, Bianca, e una piccola, Lilia. Sono tecnicamente italiana, veneta. Mi piace stare da sola, leggo molto, parlo poco, osservo tutto. Sono con la valigia in mano dall’età di tredici anni quando un’estate andai per la prima volta da sola a Londra a studiare l’inglese nella stessa università dove tredici anni dopo mio marito avrebbe conseguito il dottorato.

Ho quattro città del cuore: Trieste dove ho frequentato l’università e dove ho imparato che non bisogna mollare mai e dove ho conosciuto mio marito, che spero di non mollare mai; Cambridge dove ho incominciato o guadagnarmi da vivere, Potsdam dove sono diventata mamma per la prima volta e Dhaka dove attualmente vivo. Non è stata una scelta facile venire a vivere a Dhaka.

C’è voluto del coraggio, ma chi ha coraggio alla fine è felice. Venire qui ha voluto dire lasciare la mia famiglia in Italia e il lavoro a Cambridge. Rimpianti? Se non l’avessi fatto avrei rimpianto il doppio.

E allora salite con me su un rickshaw: proverò a raccontarvi di Dhaka e dei bengalesi.

E visto che qui si parla di segreti vi svelerò come non cadere dal rickshaw, come prendere l’autobus al volo e di come scendere quando è ancora in corsa, come mangiare speziato senza pentirsene e come indossare il sari senza che cada; vi insegnerò un po’ di Bengali, ma non quello dei libri di testo e come sopravvivere ad un matrimonio misto e a una suocera esotica.

Chiudo con una dedica a Matilde e a un intruso, Marco, che mi hanno incoraggiata a cominciare a scrivere: ve la siete cercata!

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