Federica Iacozzilli

Nasco a Roma nell’oramai lontano 1985, in una famiglia priva di animali, con le idee ben chiare: che io gli animali, invece, li volevo. E anche subito.

Fu così che intorno ai quattro anni mi regalarono una tavola da stiro giocattolo, come si conviene ad ogni brava bambina, e che questa tavola da stiro divenne un puledro, rosa e con le gambe bianche. Il ferro da stiro con relativa corda erano la lunghina con la quale trascinavo il mio nuovo amico in giro per i pavimenti di casa, per somma gioia dei vicini del piano di sotto e con rassegnazione da parte di mia madre.
Poi arrivò Filippo, gatto europeo grigio tigrato, bellissimo, che aveva come passioni dormire sulla tavola da stiro calda e la menta.
Sì, la menta.

Soprattutto il dentifricio e le cartine delle Brooklyn, sulle quali si strofinava e sbavava con passione.
Più tardi i cavalli sono arrivati per davvero, quando di anni ne avevo otto ed avevo accantonato l’idea di un puledro-tavola da stiro tutto per me, e me li sono portati per sedici lunghissimi anni.
Il mio grande amore equino è stato Max e, come tutti i miei animali, posso dire che era veramente strano forte.
Nel frattempo capitarono anche tre cani, a casa mia, ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa di importantissimo, incluso un piumone di piume dilaniato e piume sparse per tutta casa, con conseguenti rinvenimenti durati mesi e mesi. Ma si sa, son cose della vita in comune coi quadrupedi.

In Irlanda, dove sono andata a finire, con Max al seguito, per inseguire quel sogno della tavola da stiro dei miei quattro anni, dove lavoravo con i cavalli, in una notte buia e tempestosa (strano, in Irlanda non capitano mai certe notti), ho incontrato quello che è diventato l’Amore della mia vita e il mio grande Maestro.
Mi misero in braccio, quella sera, un cucciolissimo Signor Nano, di un mese appena, che divenne immediatamente la mia ombra, ed io la sua.

Tanti anni dopo, quando il Signor Nano ormai maturo e saggio mi ha concesso questo onore, si è aggiunto al mio sconclusionato gruppo famigliare anche Franco, per gli amici Mezzarecchia, un baldo giovane reduce da un’infanzia ed un’adolescenza da dimenticare, con una resilienza da far invidia a tutti quelli che se lo tatuano sulla caviglia perché fa tanto Instagram.
A loro due, soprattutto al Signor Nano, devo quello che sono oggi, ma anche a tutti i Max, Moro, Diana, Poldo e Filippo del mio passato.
E sì, soprattutto a quella povera tavola da stiro dei miei quattro anni.

 

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