Avete mai pensato, prima dei video-citofono, quale poteva essere il modo di vedere chi era alla porta? Io no. Ma quando nella zona protetta nella parte nord-orientale del deserto Lut, siamo saliti su una collina per vedere il castello Mok-e-Shu, ho capito che c’era una possibilità anche senza elettricità!

Vicino al villaggio di Nayband, a nord e sul confine del deserto Lut, c’è una zona dove vivono varie specie protette e a rischio di estinzione e, tra gli animali, c’è anche il leopardo iraniano. Purtroppo non siamo stati fortunati a vederne uno, ma abbiamo visitato il castello Mok-e-Shu, che risale molto probabilmente all’epoca selgiuchide ( tra XI e XIV secolo).

Sia il castello che il caravanserraglio sono abbandonati da tanti anni. Salendo in una delle camere, sulla porta, ho notato tre feritoie. Le prime due servono a vedere lontano e da due livelli diversi invece la terza apertura permette di vedere chi bussa alla porta. Dopo ho capito che queste rappresentavano un meccanismo di difesa, perché attraverso le tre aperture si poteva versare acqua calda o olio bollente per difendere la porta.

Un’altra cosa che ha colpito la mia attenzione è stato il sistema dei binocoli sulle mura, due diversi punti di osservazione dove stavano le sentinelle a guardia del castello. Il castello è in rovina, ma i miei amici architetti con i quali ho viaggiato, hanno preparato una presentazione completa di questo edificio per poterlo ricordare per sempre.



