In Iran, dalle proteste di piazza all’abolizione della polizia religiosa

Nel libro del Corano esistono diversi versetti in cui si parla dell’hijab e in generale dell’abbigliamento per le donne e per gli uomini. C’è scritto che è consigliato vestirsi in modo modesto e di coprire le parte sessuali, ma non si specifica che le donne debbano coprirsi i capelli. In Iran, dopo la Rivoluzione del’79, il velo diventa obbligatorio e nel nuovo governo patriarcale islamico, le donne perdono gran parte dei diritti acquisiti dal regime precedente.

Dopo 2 settimane di ascesa al potere Khomeini annulla le leggi sulla protezione della famiglia. Tanti diritti vengono tolti: in tribunale due testimonianze di donne sono uguali alla testimonianza di un uomo; le donne ereditano la metà delle loro controparti maschili; le difficoltà e gli ostacoli nell’ottenere la custodia dei figli dopo il divorzio sono enormi, così come nel trasferimento della cittadinanza se si sposano con un cittadino non iraniano; sussiste l’obbligo di chiedere il permesso al marito o al padre per uscire dal paese o per lavorare; è quasi impossibile per una donna diventare giudice. Il valore della vita stessa di una donna è la metà di quello di un uomo.

Da circa tre mesi le proteste infiammano l’Iran, innescate dalla morte della giovane curda Mahsa Amini, arrestata perché non portava in modo corretto il velo. Molte ragazze sono scese in piazza e hanno deciso di esporsi togliendolo. Alcune atlete hanno invece gareggiato senza, come la pattinatrice Niloufar Mardani e la scalatrice Elnaz Rekabi, la cui casa di famiglia è stata demolita nelle ultime ore. Un video mostra l’abitazione distrutta da funzionari governativi e le medaglie gettate a terra.

Il no al velo obbligatorio non è però che una delle richieste fatte dai manifestanti, donne e uomini insieme, che in queste settimane il regime ha provato a fermare con una dura repressione: arresti e condanne a morte. Come quella dell’allenatrice di pallavolo Fahimeh Karimi, madre di 3 figli, accusata di aver dato calci a un paramilitare durante una manifestazione. La polizia religiosa, la Pattuglia Irshad, istituita dall’ex presidente Ahmadinejad per far rispettare la moralità e l’hijab, finisce sotto accusa per il coinvolgimento nella morte sotto custodia di Masha Amini.

Si fanno sentire le sanzioni internazionali per la brutalità dei metodi usati dalla polizia religiosa nel reprimere le proteste, che comunque non si fermano. Da qui la decisione storica delle autorità iraniane di abolire la polizia religiosa. L’annuncio viene dato sabato dal procuratore generale iraniano, Mohammad Jafar Montazeri, mentre i i legislatori iraniani sono al lavoro per rivedere, entro due settimane, anche la legge sugli obblighi in materia di abbigliamento. Il cambiamento riuscirà a portar via il velo, uno dei simboli del regime degli ayatollah? I dati non ufficiali sono di almeno 448 manifestanti uccisi, tra cui 63 minori in questi mesi. Cosa succederà nei prossimi giorni con la nuova mobilitazione indetta fino al 7 dicembre? Le autorità iraniane ribadiscono del resto tolleranza zero verso nuove rivolte. Vi lascio con le parole di Rumi, grande pensatore persiano del XIIIesimo secolo. Un tributo al valore della vita umana, al diritto di un’esistenza libera.

“Sei nato con un potenziale. Sei nato con la bontà e con la fiducia. Sei nato con ideali e sogni. Sei nato con la grandezza. Sei nato con le ali. Non sei stato concepito per strisciare, quindi non farlo. Hai le ali. Impara a usarle e volare.”