Sono in treno. 

È venerdì 21 giugno e sono le 8:29. 

Sono qui che mi faccio allegramente i fatti miei, pensando che ho dimenticato le cuffie, quindi niente musica, e alla fortuna che ho, da brava tendenzialmente-asociale, ad aver trovato un posto singolo. Insomma, sto qui per i fatti miei e penso a tutto, fuorché al mio lavoro (raramente, ma ogni tanto capita).

Prontamente, dai sedili a fianco, mi arriva la voce di una signora: “…Perché se gli lasci tutto a disposizione, poi il cane prende la gestione e tu ti ritrovi che il capobranco è lui, capito?!” 

Eh, no! 

Pure qui! 

Mi si sintonizza l’orecchio e inizio ad ascoltare i discorsi della signora che, imperterrita, continua a parlare di “gestione delle risorse”, “comandi” e “dare il resta prima di mangiare”. 

Per esasperazione, a un certo punto, decido di staccare il cervello e mettermi a scrivere. 

E quindi oggi, la mie riflessioni per voi sono queste:

Perché il cane non può avere diritto di scegliere o di manifestare le proprie preferenze? 

Perché ci sentiamo sempre in obbligo e in diritto di gestire ogni minimo e singolo aspetto della vita dei nostri cani? 

Perché educare alla scelta e all’indipendenza è una cosa così fuori dal mondo? 

All’ultima domanda rispondo per prima. Perché educare alla scelta e all’indipendenza è terribilmente faticoso. Non tanto il fatto in sé, capitemi, quanto le conseguenze di questa educazione. 

Un essere vivente e senziente che sceglie e che si rende indipendente, è un essere con il quale bisognerà confrontarsi, scendere a compromessi, capirsi. Sarà un essere verso il quale avremo una responsabilità maggiore, se non altro perché sarà nostro compito fornirgli, o piuttosto metterlo in condizione di avere, tutti gli strumenti necessari per uno sviluppo sano e coerente delle sue capacità. È una faticaccia. È molto più faticoso che non avere accanto un essere gestito e manipolato, al quale non è mai concesso il beneficio del “no”.  

Perché anche questo va tenuto in considerazione. Chi è abituato a scegliere e ad essere indipendente, ogni tanto si prende anche il diritto di dirci un bel “no” secco e ben assestato. Anche il cane. 

Questo vuol dire che il cane non ci rispetta? Che il cane è “dominante”, maleducato, non addestrato, “solecuoreammmore” e chi più ne ha, più ne metta? 

No… 

Vuol dire semplicemente che è libero di manifestarsi come individuo e non come prodotto di quello che è l’immaginario collettivo che abbiamo noi umani del cane. 

Ovviamente, l’educare alla scelta e all’indipendenza e l’anarchia totale non sono esattamente la stessa cosa, nonostante ciò che alcuni possano pensare. 

Vi faccio un esempio pratico. 

Franco, che è il mio ultimo arrivato, è un cane che comandi di base non ne ha. Se gli chiedete un seduto, vi guarda con la sua solita espressione da triglia lessa e, al massimo, vi tira una testata per costringervi ad accarezzarlo ancora. Il terra non ne parliamo proprio. 

Il richiamo, invece, su brevi e lunghe distanze, non è mai, mai ignorato. Così come il “fermo”, o il “resta”.  Sono i salvavita, come li chiamo io, e tutti i miei cani sanno che non si mettono in discussione. 

Al contrario, se Franco non ha voglia di andare a tartufi, ha tutto il diritto di dirmi che ha altro per la testa, senza che questo metta in dubbio il mio status di capobranco. Certo, mi scoccia perché è un pigro a livelli indescrivibili, ma non mi scompongo per il rifiuto. 

I miei cani hanno la cesta dei giochi. Hanno più pupazzi loro di quanti ne avessi io da piccola. E, udite udite, ce l’hanno sempre a disposizione. Possono prendere, lasciare, spargere in giro per casa, distruggere, masticare, nascondere… tutto quello che passa loro per la testa. 

Non gestisco le loro risorse, non ne ho bisogno. Gestiamo talmente tanto, quotidianamente, dalle uscite, alle attività, alla durata delle uscite, gli orari, i pasti, che una cosa, una, della quale possono essere in controllo loro, mi sembra giusto lasciargliela. E no, neanche questo fa si che loro cerchino di spodestarmi dal mio ruolo di capobranco. 

L’unica cosa che potrebbe risultare fastidiosa, è che oramai hanno iniziato a riconoscere le buste di carta di Ikea, che vengono minuziosamente esplorate per tirarne fuori i pupazzi nuovi. 

Ma, in fin dei conti, a me cosa cambia lasciare a disposizione la cesta coi giochi? Assolutamente nulla. Per loro, invece, fa una differenza abissale. Provare per credere. 

Pensateci, è un controllo continuo. 

Vuoi i pupazzi? No, perché adesso non è ora di giocare. Vuoi dormire sul divano vicino a me? No, perché altrimenti sei dominante. 

Vuoi masticare il tuo ossetto? No, perché oggi già l’hai avuto a disposizione per ben mezz’ora. 

Ma la peggiore di tutti è: vuoi un biscottino? Bene. Prima devi farmi un seduto, un terra, dare zampa, fai una giravolta, falla un’altra volta, poi ti do il biscotto. 

E io vi chiedo, molto onestamente: perché? A cosa serve? 

Perché, direte, il cane per ottenere qualcosa deve fare qualcosa in cambio. 

E di nuovo vi chiedo, perché? 

Se applicassimo questo stesso concetto a figli, amici, mariti, mogli, fidanzati e fidanzate, immaginate che stress mostruoso sarebbe? Quanto percepiremmo l’ingiustizia ed il fastidio di queste continue richieste per ottenere uno stupidissimo cracker, un bicchiere d’acqua, un piatto di pasta? 

Immaginate di tornare a casa con una fame da lupi, di quelle nere proprio, che potendo mangereste anche le gambe del tavolo. 

Vi sedete a tavola, in cucina c’è un profumino eccezionale, lo stomaco borbotta che, alla fine, sono dodici ore che non mangiate e… “allora, adesso ti metto il piatto, ma devi aspettare a mangiare che io ti dia il permesso. E se provi a farlo prima che io ti dia il permesso, ti tiro un urlo che ti spettino”. 

Che fareste voi, come vi sentireste? 

Obbedireste, chiaramente, perché altrimenti addio cena, ma quanta, quanta frustrazione scatenerebbe in voi questa situazione?

E in cosa un cane tenuto in seduto-resta davanti alla ciotola per minuti interi è così diverso da voi? 

Così, queste sono le mie riflessioni di oggi sull’educare alla scelta e all’indipendenza. 

Alla fine, altro non è che una forma di rispetto, la più etica, nei confronti di creature senzienti che non hanno scelto di vivere una vita gestita in tutto e per tutto da noi. 

Glielo dobbiamo, di imparare a rilassarci un po’, di mollare un po’ questo controllo compulsivo nei loro confronti. 

Provate. 

Scoprirete che è molto più facile e appagante di quanto non sembri. 

Sono le 9:08 e la signora di cui sopra ha iniziato un monologo sulla dominanza. 

Santa pazienza, sarà un viaggio lunghissimo… e questo sarà un argomento per il prossimo articolo (la dominanza, ovviamente, non il mio viaggio). 

Buon Cane a tutti!