Ho piacere di condividere un ricordo personale, che mi sovviene soprattutto in concomitanza alla data di nascita di mio figlio, il 18 novembre.
Un po’ di anni fa ho partorito in una clinica di Roma nell’elegante quartiere Prati. Ero alla 41esima settimana.
Non vedevo chiaramente l’ora di coccolare il mio bambino.
Ale era un bimbo bello cicciotto, con dei lineamenti perfetti, pieno di tanti capelli scuri e, come tutti gli altri bimbi, trascorreva la notte nella nursery della clinica.
Questo consentiva alle mamme di riposare per alcune ore. All’alba i neonati, venivano portati a noi mamme, rimanendo con noi tutta la giornata.
Da subito s’imparava a gestire il piccolo, dal cambio del pannolino all’attaccamento al seno, fino all’allattamento.

La relazione tra mamma e figlio si consolidava in modo naturale e spontaneo.
Nelle stanze spesso nascevano amicizie con la vicina del proprio letto.
Ci si aiutava, ci si emozionava mentre eravamo lì incredule a guardare i nostri fagottini che
dormivano beati.
Ricordo le culle della clinica. Erano in acciaio e ben robuste. Per raggiungere la mia stanza, il mio piccolino adagiato nella sua culla e portato da una infermiera, doveva percorrere il lungo corridoio. Avevo imparato a riconoscere il suono della sua culla perché il suo lettino aveva delle rotelline che cigolavano.
Così, anche quando era lontano, lo sentivo arrivare nella sua culla che era, per così dire, sonora!
Ricordo con quanta emozione, mi preparavo per il suo arrivo, con la premura di una mamma accogliente e amorevole. Mi profumavo leggermente, così da lasciargli il mio profumo, per fargli sentire la mia presenza anche quando rientrava nelle ore notturne nella stanza dei neonati.
Questo è un ricordo
così nitido che percepisco ancora con grande emozione, nonostante siamo passati 20anni!