In questi mesi di emergenza sanitaria, di lutti e stravolgimento delle sicurezze a cui davamo potere di immutabilità imperitura – stile “nei secoli dei secoli” – è spuntato, come una parentesi di ossigeno, la storia di un vecchio ma giovane amico. Davide Garritano, classe 1990, scrittore e giornalista, che si è trovato a vivere una quarantena diversa, alternativa e creativa. Ci siamo scambiati qualche mail. Qui, il suo racconto:

“Ho vissuto questi mesi assieme alla mia compagna di vita e di ‘viaggio’, Giovanna. Nell’alto Veneto, a Bassano del Grappa, a poche centinaia di metri dal fiume Brenta.
Di fronte al nostro appartamento (a 10-15 metri) c’era un capannone abbandonato dalle istituzioni. Ci siamo entrati per caso e poi, di giorno in giorno, lo abbiamo trasformato nella nostra fantasiosa dimora, con tanto di barbecue costruito in mattoni. Lì abbiamo mangiato, bevuto, sonnecchiato, parlato dei nostri progetti  futuri e condiviso una nuova passione: la lettura in comune. Alcuni testi, di diversi autori, letti ad alta voce l’uno di fronte l’altro. Per me è stata una quarantena all’insegna della condivisione e della scoperta della natura circostante, sempre nel rispetto delle regole e con l’amore di fronte ai miei occhi”.

Davide è un “cercatore di senso”, Davide ha coraggio e da questa sua intraprendenza è nato un libro, “Il cuore arriva dove gli occhi non vedono”. Un diario di tanti viaggi: fisici ed introspettivi. “Una continua ricerca  – mi ha detto – durata ben cinque anni. Una ricerca dell’essenza del proprio essere a contatto con luoghi, vicende e persone. Tutte diverse tra loro”.

La morale? Forse ogni cosa è un nuovo inizio.