Finalmente siamo in vacanza. 
Come dice un simpatico meme su una nota pagina Facebook:
 

 
 
 
Esattamente così. 
 
Come ogni anno, anche quest’anno ci siamo concessi due settimane in montagna con i cani. 
Per me, la vacanza in montagna, è sempre stata con loro. Aspetto questi giorni da un anno all’altro, come Franco aspetta la cena dopo una giornata di trekking tra i monti. 
 
Quest’anno, però, sono cambiate un po’ di cose rispetto agli anni precedenti.
 
 
 
 
Il Nano, il mio Vecchio di quasi quattordici anni, per ovvi motivi non è più in grado di fare enormi sforzi. 
Lui è sempre stato il mio compagno di avventure, il cane da trekking perfetto ed ideale, un cane da vetta… era quello che, dopo 20km di trekking con 1000m di dislivello, riposava un’oretta ed era pronto a ripartire. Io ero ko arenata sul letto, ovviamente, e di ripartire non avevo alcuna intenzione, per suo sommo disappunto.
Ora le sue zampe stanche e la sua schiena anzianotta, non reggono più i ritmi che reggevano ancora qualche anno fa. La testa ogni tanto si perde nei fumi dell’età e le orecchie, un po’ per questioni fisiologiche un po’ per questione di paraventite acuta, non sentono più bene come prima. 
 
 
 
Ho deciso di vivere la montagna, quest’anno, accantonando la mia ansia da prestazione in vetta. Siamo sempre stati così, lui ed io. Sempre più su, sempre più in alto, sempre più difficile e più lungo, altrimenti non potevamo dirci pienamente soddisfatti della nostra uscita. 
Quest’ansia da prestazione, quest’anno, me la sono dovuta mettere in tasca, per il bene del Signor Nano. 
 
Ho scoperto ritmi nuovi, grazie a lui. 
 
Passeggiamo in piano, lungo sterrati comodi senza troppi impedimenti. Ci godiamo i panorami delle valli, andiamo a caccia di talpe e topi nei pascoli, ci sediamo ad aspettare che lui finisca di fare il bagno in un ruscello bellissimo e gelatissimo.
Ci fermiamo spesso a fare una pausa, in cui ci sediamo nei prati, per somma gioia dei fondoschiena, umani, bagnati fradici, ad osservare il lento scorrere del tempo intorno a noi. 
 
 
 
 
Vivere la montagna al ritmo del mio cane, mi ha insegnato a cercare e trovare la soddisfazione anche nelle piccole cose: nel cercare nuovi sentieri facili, andando alla scoperta di posti che non pensavo neanche esistessero, presa com’ero dalla smania di andare in alto, nello stare seduti mezz’ora ad aspettare che si decida ad uscire dal ruscello, pregando in tutte le lingue conosciute di non aver bisogno, il giorno dopo, dello Svitol per farlo alzare dalla cuccia la mattina.
Ovviamente poi dello Svitol abbiamo avuto bisogno. Ma noi comunque non rimpiangiamo niente, da bravi anarchici!
 
Tutta questa nuova avventura, mi porta a fare una serie di considerazioni in merito alla vita con un cane anziano. 
Sì, perché siamo fermamente convinti che il cane anziano non possa più fare nulla di quelle che un tempo erano le sue attività preferite. 
 
Perché è vecchio.
Perché ha mal di schiena.
Perché è zoppo.
Perché ha la degenerazione cognitiva.
Perché tanto oramai non ci sente più bene. 
Perché “che noia, non posso fare niente con questo che è così lento. Lo lascio a casa e me ne vado a fare le escursioni per conto mio!” 
(Quando vi sento parlare così non mi trattengo: siete degli infami veri, come si dice a Oxford.)
 
Ho avuto anche io tutti questi pensieri, tranne quello di lasciarlo a casa ed andarmene per conto mio, tutti. Tant’è che, su suggerimento di chi ne sapeva più di me, ho smesso di permettere al Nano di fare tutte quelle cose che per lui erano ragione di vita. Escursioni, passeggiate lunghe, passeggiate sotto la pioggia, lavorare con me, andare a tartufi… 
Sapete qual è stato il risultato dopo un mese di pensione forzata? Un cane al limite con la depressione. 
Il suo disturbo d’ansia si era riacutizzato, l’insonnia anche, l’umore era pessimo, l’inappetenza regnava sovrana, si strappava il pelo a ciocche e chi più ne ha, più ne metta. 
 
Cosa fare allora? 
 
Semplice: riadattare tutte le sue attività a questo nuovo periodo della sua vita. 
 
Un cane anziano non è di cristallo, non va tenuto sotto una campana di vetro, non ha perso la sua brillantezza, l’ha solo trasformata in saggezza. E’ ancora perfettamente in grado di capire, di comprendere, di godersi certe attività e certi momenti. 
E, soprattutto, è ancora perfettamente in grado di essere il vostro compagno di avventure, esattamente com’era quando era giovane e forte. 
 
No, come al solito siamo noi il problema. 
Siamo noi che dobbiamo occuparci di rimodellare il nostro tempo, le nostre attività, le nostre vacanze sulle loro necessità. 
 
Il trekking si può fare benissimo su sentieri facili, a ritmo lento, con qualche sosta in più. Magari invece di sei ore, vanno bene anche tre. Invece di 1000m di dislivello, possiamo accontentarci di farne 120. 
 
Invece di fare nuotate chilometriche al mare o al lago, nuotiamo un po’ di meno e con l’aiuto di un salvagente per salvaguardare zampe e schiena. 
 
Le passeggiate sotto la pioggia possiamo farle comunque, magari con un bell’impermeabile che, si sa, quando uno è vecchio l’umidità è proprio una brutta cosa!
 
Si può andare comunque sulla neve, con un bel cappotto tecnico e termico per evitare rigidità varie ed eventuali.
 
Se il cane non sente più bene, come nel caso del Signor Nano, possiamo usare una lunga dove non ce la sentiamo di scioglierlo. 
Possiamo lavorare sui gesti e lasciare che comunque il cane abbia la sua libertà. 
Per noi, oramai, il richiamo e le indicazioni di direzione sono tutti veicolati da gesti e segnali. E il Signor Nano ha imparato che ogni tanto mi guarda, aspettando di farsi dare l’ok, o di vedere che gli segnalo di tornare da me. 
 
Se vogliamo, un accordo, un compromesso, un modo qualsiasi per non farli sentire esclusi e del tutto inutili, possiamo trovarlo.
 
Certo, magari non sarà proprio la vostra vacanza ideale, mi rendo conto, ma se riuscirete a riadattare le vostre giornate ai ritmi del vostro cane, avrete tanti ma tanti più momenti da condividere, in questa nuova, bellissima, fase della sua vita.
 
Sacrificate un po’ della vostra libertà, se di sacrificio si può parlare che, se fosse per me, darei un arto per poterlo avere con me per sempre anche a costo dei trekking low profile, e condividete con loro tutto quello che potete. 
 
Non lasciate indietro i vostri anziani. Loro per voi ci sono stati nel fiore dei loro anni, al massimo delle loro energie, e ora, quando l’età avanza inesorabile, siete voi che dovete esserci per loro. 
 
Glielo dovete. 
 
 
 
Buone vacanze a tutti e il Signor Nano ci teneva a dirvi che vecchi, casomai, ci sarete voi che leggete, non certo lui. 
Punto. 
 

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Federica Iacozzilli