Hey, sembra che nelle ultime settimane il Bangladesh sia sulla bocca di tutti, sulle prime pagine dei giornali in Italia, persino il New York times si è ricordato di noi, quaggiu’ incapaci di trovare una via d’uscita da questa pandemia, attualmente a mollo in un metro d’acqua per i monsoni, impantanati, perdonatemi la metafora, in scandali e corruzione, paese di untori che vanno e vengono, sia in aereo che su un barcone poco importa; Insomma sembra proprio che ce l’abbiamo fatta a far parlare di noi, come sempre per i motivi sbagliati.

Tutto è cominciato con i voli del 12 e 16 giugno della Biman, la compagnia aerea del Bangladesh, l’unica a volare senza scalo su Roma. Il volo del 12 in particolare è partito all’insaputa di tutti; i giornali, la TV non ne hanno parlato se non all’ultimo momento anche perchè c’era ancora il divieto dei voli internazionali, revocato solo il 16 giugno. Si era saputo di un grosso industriale che aveva affittato un charter e se ne era andato con la moglie a Londra a stare con il figlio e di un ministro che aveva fatto lo stesso con destinazione pero’ Canada, dove risiede il resto della famiglia. Nessuno sapeva del volo del 12 con a bordo almeno 250 passeggeri alla volta di Roma. Com’era previsto per il volo del 16 si è scatenata la caccia al biglietto, ovviamente sovrapprezzo. Dal 16, caduto il divieto, alcune compagnie ottengono il permesso di volare, tra cui la Qatar. Da li in poi partono almeno due voli settimanali per l’Italia, dopo qualche giorno si aggiungono anche la Emirates e la Turkish.

I passeggeri partono senza controlli ovviamente, oppure con un certificato medico ottenuto chissa’ come. Lo scandalo scoppia con i voli dei primi di luglio, dove vengono scoperti una ventina di casi positivi al test. Gli ultimi voli a partire sono del 6 e 7 luglio. Per i passeggeri del volo del 7 neanche la possibilita’ di scendere. L’aereo fa dietrofront e ritorna a Dhaka. Una volta a Dhaka i passeggeri vengono si messi in quarantena in una struttura del governo vicino all’aeroporto ma ormai il danno è fatto. L’Italia emana il divieto dei voli da e per il Bangladesh. Qualche settimana prima anche il Giappone aveva vietato i voli dal Bangladesh per lo stesso motivo, ma a quanto pare l’Italia non lo sapeva.

E’ la maledizione dell’untore Bengalese che prima, proveniente dall’Italia, porta il virus in Bangladesh e poi dal Bangladesh lo riporta in Italia. Tranquilli, il divieto è ancora valido ma fino al 31 luglio; poi ci sara’ un’altra ondata di arrivi di untori. E comunque sono esclusi dal divieto i cittadini italiani, il che vuol dire anche i bengalesi naturalizzati italiani, e ce ne sono tantissimi, i parenti diretti di un cittadino italiano, i diplomatici, i membri di organizzazini internazionali o ONG riconosciute. Ecco il prossimo untore potrebbe essere addirittura un titolare di passaporto rosso, per non parlare di tutti quegli italiani che inconsapevolmente o meno violano quarantene per festeggiare o di quelli che vanno a sputare sui citofoni per divertimento.

Ritorniamo in patria, quella del marito. Forse voi non vi ricordate il nome, del resto si confessa sempre il peccato e non il peccatore, ma il responsabile dello scandalo dei certificati COVID falsi è un certo signor Shaheed, come riportato anche su Repubblica. E’ proprio un bel tipino, il signor Shaheed, il classico voltagabbana, lezioso, appiccicoso opportunista pronto a cambiare bandiera con il cambiare del vento. Da anni, ripeto anni, conosciuto nei vari commissariati di polizia sparsi un po’ ovunque ma soprattutto a Dhaka e dintorni. Decine e decine di denunce ma in realta’ nessuna condanna. Protetto dagli alti poteri non si sa bene perchè, fatto sta’ che usava l’appartenenza al partito di governo per entrare negli uffici ministeriali piu’ importanti; aveva addirittura un pass come giornalista per partecipare alle conferenze stampa. Riusciva con le sue maniere da gentiluomo a ottenere prestiti miliornari anche dalle banche dove non aveva nessun conto e senza specificare il motivo per cui gli servivano i soldi.

Era proprietario di un ospedale, il Regent, ora sotto sigilli e i pazienti trasferiti altrove, luogo dello scandalo dei certificati falsi per il quale non aveva rinnovato la licenza da anni e quindi non era autorizzato a operare e non pagava i dipendenti. Il nostro furbacchione per due mesi, marzo e aprile, aveva raccolto ben 10.000 tamponi da
altrettanti ignari pazienti per i quali avevano pagato ciascuno l’equivalente di 35 Euro. E’ emerso dalle indagini che 4200 kit erano stati mandati correttamente nel laboratorio per l’analisi mentre i rimanenti erano stati buttati e i pazienti notificati della presenza o no di contagio sulla base della scheda che avevano compilato al momento di effettuare l’esame dove dovevano scrivere se avevano sintomi o meno.

Chi onestamente scriveva che aveva un po’ di tosse o difficolta’ a respirare era positivo. Facile. Come se non bastasse, il suo ospedale, una bettola al piano terra di un edificio che ospita anche altre attivita’ commerciali, aveva ottenuto l’autorizzazione del governo a effettuare i tamponi e quindi il costo era rimborsabile. La denuncia in realta’ era partita per questo motivo, non perche’ i certificati erano falsi. Doppia fregatura. Nei cinque giorni successivi alla sua cattura, sono arrivate alla polizia 160 denunce nei suoi confronti, chi non era stato pagato per lavori svolti, chi chiedeva mesi di affitto non pagati, dipendenti che pretendevano remunerazione, ecc. Per rimanere fedele alla sua natura truffaldina, dopo essere stato arrestato aveva avuto il coraggio di chiedere a un suo dipendente, anche lui ora agli arresti, di procurargli un certificato COVID positivo per evitare il carcere. La foto cover del suo profilo Facebook lo ritrae mentre dona un mazzo di fiori a Sheikh Hasina e piu’ sotto, scorrendo il suo timeline altre foto che lo ritraggono in compagnia del ministro della salute mentre firma l’autorizzazione a poter svolgere i test COVID. Numerose inoltre le sue comparsate nei talk show serali dove si metteva in luce come il benefattore al servizio dell’umanita’ ringraziando il governo per aver prontamente risposto all’emergenza. Non era ovviamente l’unico; dopo di lui anche una cardiologa, secondo la polizia presidentessa di un
laboratorio, fatto da lei smentito, arrestata per aver falsificato certificati in combutta con il marito o, come dice lei, il suo ex-marito.

Ora per me questi non sono criminali normali ma degli psicopatici e/o veri e propri assassini all’opera da anni senza mai essere arrestati le cui nefandezze sono state scoperte ora per via dell’emergenza da zelanti rappresentanti della legge sia qui che all’estero. Un danno d’immagine che il nostro ministero degli esteri sta ancora in qualche modo cercando di rapezzare. Chi truffa ignari pazienti con certificati falsi e chi invece fornisce mascherine N-95 tarocche al personale di uno degli ospedali publici piu’ grandi di Dhaka. Anche la signora colpevole di quest’ultimo reato, è ora in prigione in attesa di processo, se mai avverra’. Uno pensa che di fronte alla paura della morte o di contagio le persone si facciano un esame di coscienza per fare cio’ che è giusto e necessario o per cambiare in meglio e invece il truffatore non vede altro se non un’altra opportunita’ per truffare su scala ancora piu’ grande.

C’è ancora chi nel suo piccolo continua a truffare. Per strada o nelle farmacie circolano ancora igienizzanti per le mani fasulli, mascherine non a norma. Savlon, l’igienizzante piu’ conosciuto, diventa Sablon, di colore uguale e chi non se ne accorge si disinfetta le mani con acqua di rubinetto, magari anche infetta, e colorante per dolci. Io, sicuramente non ci casco, ma bisogna tenere presente che in Bangladesh meta’ della popolazione non sa nè leggere nè scrivere o riconoscere parole straniere e sono, arrotondando per difetto, almeno una cinquantina di milioni, un mercato che vale la pena sfruttare.
Non dobbiamo buttarci giu’ pero’ perchè nel bel mezzo di una pandemia che nessuno a quanto pare è in grado di risolvere, tanto meno il governo e le agenzie e ministeri della salute da cui dipendono, il nostro ministro della salute si autogiudica e ci tiene a farci sapere di essersi dato un bel dieci e lode. Insomma come dare allo studente la responsabilita’ di giudicare il suo stesso esame.

Fra scandali, rimbalzi di palla da una scrivania all’altra, rinvii, decisioni errate, deroghe, proroghe e violazioni delle deroghe e delle proroghe, ancora non abbiamo capito a che punto siamo della curva. Anzi a quanto pare l’andamento del contagio in questo paese non è una curva ma una bella linea retta che non sale e non scende. Da due mesi a questa parte i casi sono sempre in media 3000 al giorno, le vittime una quarantina, i tamponi effettuati circa 12.000 per una popolazione che solo a Dhaka, la citta’ con i contagi maggiori, è di 16 milioni di abitanti. Solo a New York, dove vivono otto milioni di persone, i tamponi sono in media 50.000 al giorno! Ogni tanto fanno le purghe. L’altro giorno è successo al responsabile del direttorato sanitario centrale. Il suo sostituto, nel suo primo giorno di lavoro, ha portato un omaggio floreale in via n. 32, Dhanmondi; per chi non lo sapesse, è il numero civico della casa-museo di Sheikh Mujibur Rahman, padre dell’attuale primo ministro e padre del Bangladesh indipendente.

Siamo stati sfortunati. Il virus ha colpito il Bangladesh proprio nei mesi in cui si svolgono le due piu’ importanti ricorrenze religiose musulmane: Eid, quello preceduto dai 30 giorni di digiuno a fine maggio e ora Eid-ul-Adha, per gli smemorati, quello in cui si sacrificano le mucche (o capre o buoi o cammelli e chi piu ne ha piu’ ne metta basta che abbiano quattro zampe e una coda). E’ inutile dire alla gente di rimanere a casa e di uscire solo per lo stretto necessario. E’ come dire a un Bengalese di autoisolarsi in caso di contagio. Bisogna assolutamente andare al mercato delle mucche per acquistarne una da sacrificare. Ci sono un’infinita’ di siti web quest’anno con una lista infinita di mucche di tutti i tipi e di tutte le misure. Basta fare click su quella che ti piace di piu’. Ma il Bengalese non si fida.

 

La mucca deve essere palpata, guardata in bocca per vedere se ha tutti i denti; osservata da davanti, da dietro, da sotto e guardata negli occhi. Deve essere portata a casa, parcheggiata in garage, accudita e accarezzata per un paio di giorni, esibita al vicino invidioso e poi sgozzata, tagliata a cubetti, lavata, speziata e cucinata nel pentolone per essere gia’ mangiata dura e ancora puzzolente di sangue per mezzogiorno. Come per l’Eid precedente, anche per questo, che si festeggera’ il prossimo 1 agosto, ci sono stati ordini e contrordini. Prima si decide di non operare alcun mercato bovino a Dhaka, poi, pensando ai poveri contadini che allevano all’anno un’unica mucca con la speranza di venderla il giorno della vigilia, parte il contrordine: ci saranno solo due mercati grandi e l’indicazione di portare la mucca nei macelli prestabiliti per la festa finale e non davanti a casa. Lo stesso vale per gli spostamenti. Il governo ha invitato i cittadini di Dhaka a non recarsi nei paesi natali per festeggiare ma ma allo stesso tempo consentono ai mezzi di trasporto quali autobus e treni di operare nei giorni immediatamente precedenti e successivi al 1 agosto.
Nonostante l’indisciplinatezza del Bengalese, la linea del contagio rimane sempre li, piatta. Non va nè su nè giu’. Benvenga la pacca sulle spalle che si è dato il ministro della salute. Che si adottino misure anticontagio o no, siamo sempre fermi allo stesso punto. E allora tanto vale festeggiare.

Il 33% per cento del Bangladesh è a mollo, causa le piogge insistenti delle ultime settimane. Raccolti innondati, case allagate, pollame che viene portato via dalle acque dei fiumi che esondano. La situazione a Dhaka non è mai cosi tragica. Ci sono sì punti nei quali le strade si allagano ma sono sempre quelli da anni ormai. Vi potrei fare la lista visto che li conosco a memoria e volente o nolente ci sono dovuta passare anch’io perche’ colta alla sprovvista. Uomo avvisato, mezzo salvato e quindi basta evitarli. Adesso mi spiegate perche’ anche Milano, dopo un acquazzone, va sotto acqua? Quest’anno, ho letto sui giornali online, anche Palermo. Scene drammatiche che neanche a Dhaka ho mai visto. E non avete e anche i monsoni!
Scandali per materiali di protezione non a norma o approvvigionamenti dirottati su aziende di famiglia li avete avuti anche voi, untori nostrani e irresponsabili vari in tutte le citta’ nonostante la minaccia di multe
da 1000 Euro. Perchè allora prendersela tanto con un povero Bengalese che per campare vende rose sui Navigli quando
il prossimo untore è magari il vostro vicino di casa di ritorno da una vacanza in Spagna?