Ansia, stanchezza, dolori, svogliatezza, confusione, paura, tristezza, rabbia, noia, panico, irrequietezza…
Sono tanti i modi in cui il malessere può presentarsi nella nostra vita.

In genere, non diamo molto peso ai primi segnali, pensando (sperando segretamente) che scompariranno presto, e che potremo proseguire la nostra esistenza come prima.

E a volte, scompaiono realmente.

Altre volte invece, i segnali si fanno più frequenti, più forti e invadenti, fino a diventare difficili da gestire.

Il malessere assomiglia a un bambino ignorato che chiede con tutte le sue forze di essere visto, capito, rassicurato, amato.

E se continuiamo a ignorarlo, a un certo punto non ci lascia altra scelta. Non ci resta che accettare di ascoltare ciò che ha da dirci.

Ossia che non stiamo vivendo secondo i nostri desideri e sogni più profondi. Abbiamo messo a tacere una o più parti di noi stessi, nella maggior parte dei casi per essere accettati, per essere “normali”.

Queste parti però vogliono uscire allo scoperto, ora. Essere liberate e ritrovare legittimità ai nostri occhi e a quelli del mondo.

Più aspetti di noi reprimiamo, più il malessere si manifesta nei modi più svariati e originali.

Affinché noi capiamo il messaggio, e ci impegniamo seriamente e concretamente per riportare alla luce tutto ciò che abbiamo messo sotto il tappeto nel corso della nostra vita e che urla il suo bisogno di libertà.

Per liberare se stessi dal malessere, qualsiasi esso sia, è necessario impugnare la spada della Verità per tagliare tutti i rami che impediscono di vedere con chiarezza la propria verità e destinazione, e mettere in atto i dovuti cambiamenti.

Durante la prima parte della nostra vita, impariamo a vestire abiti non nostri. La seconda parte della vita ci chiede di toglierli, tutti. E di vestire i nostri. Unici.

Céline Petitcolin
www.lefenici.com
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