Sono giorni che rimugino. A volte ti trovi a fare incontri, inaspettati e fortunati. Sarà per questo che non riesco a togliermi dalla testa e dal cuore Willy. Un cane. Un cane siciliano. Di Castelvetrano. In questo piccolo paese, di nobile memoria storica e in provincia di Trapani,  incontro Willy. Sguardo bonario e fiducioso.

 

Un vagabondo di alto lignaggio, in cerca di un pezzo di pane, che divora, al riparo e dignitosamente, sotto una panchina. Mi colpisce la sua innata eleganza. Qualcuno mi dice che non salta una messa e gli piace rifugiarsi in chiesa quando questa è affollata. Ama la gente e, soprattutto, i bambini.  Tutti lo chiamano Willy.

Si lascia fotografare. Si lascia accarezzare. Quando poggia la zampa sul mio piede e inumidisce la mia mano con il suo muso, capisco che siamo diventati amici, in una domenica assolata di inizio autunno. Quando mi avvisano che dobbiamo ripartire, penso che sarebbe bello andare via insieme. Tornare a casa insieme. Ma poi realizzo che Willy è già a casa.

Ha il suo mondo raccolto intorno alla grande chiesa di Castelvetrano, il suo cielo siciliano e gli affetti della domenica che oggi, anch’io, sento familiari.  Paul Valery scriveva: ”Un cane è tutto nel suo sguardo”. E negli occhi generosi di Willy, quella domenica, ci sono anch’io.