Ci sono momenti in cui la vita ti mette alla prova e altri in cui credi ti stia offrendo un’opportunità, o semplicemente, ti stia regalando qualcosa che non pensavi di meritare.
In quei giorni, il flusso degli eventi, che a volte andrebbe assecondato, non stava portando niente di buono.
Lavì era sempre lì, sfinita, ma pronta ad affrontare ogni imprevisto.
Aveva un’espressione malinconica e assente, che non la rappresentava.
Lo sguardo perso e spaventato. Nonostante tutto assertiva, ma tanto stanca.
Avvertiva un’angoscia opprimente che strideva contro la sua vitalità, come la frenata di un treno che stride sulle rotaie.
Lei, sempre così brillante e spumeggiante, pareva essersi spenta in un angolo della sua casa, triste ombra della sua stessa ombra.
Le sue paure sovrastavano la voglia che aveva di scappare e di vivere. Si sentiva del tutto impotente.
Ciò che la circondava era grigio, aveva perso colore, come un acquerello bagnato che stinge.
Voleva descrivere i suoi stati d’animo, ma non ci riusciva.

Provava a infondersi ottimismo ed energia, ma aveva esaurito tutte le risorse.
Era sola ed incompresa. Si poneva troppi interrogativi, cui non sapeva dare risposta.
Nella sua mente si rincorrevano troppe domande e tante considerazioni sulla vita, sulla gente.
Negli anni aveva diviso il genere umano in due categorie, quelli Dentro e quelli Fuori.

Chi era Dentro apparteneva a quelle persone che possedevano spiccate capacità introspettive, sensibilità, empatia, spirito artistico e inclini alla bellezza.
Chi era Fuori trascorreva tutta l’esistenza a galleggiare tra sentimenti sconosciuti e lo strato più superficiale delle cose.
Lavì, però, non riusciva a considerare l’eventuale presenza di quelli di Mezzo, una sorta di categoria mista, che racchiudeva entrambe le caratteristiche.
I due mondi non potevano comprendersi, ma si illudevano di comunicare.
E quel concetto di separazione tra diversi le suscitava uno stato di confusione, piuttosto che di ordine. Per lei era inconcepibile pensare che i due generi interagissero e convivessero.
Chiunque sapeva a quale mondo apparteneva e poteva scegliere in quale rimanere.
Una volta scelto il preferito, restava una sola prospettiva su come condurre vita.

Lavì apparteneva al mondo Dentro.
Era ferita, era arrabbiata, l’anima deturpata, pareva che schegge di vetro e ferro le trafiggessero pelle e cuore.
Chissà cosa provava una persona del mondo Fuori, di diversa nazionalità, lingua, sesso, orientamento religioso, estrazione sociale e culturale, quando era afflitta da quei turbamenti? Come reagiva? Nel suo stesso modo?
Lavì non comprendeva più il significato della parola rispetto!
Chiedeva dignità! Voleva libertà! …i due nobili ideali vagabondi e ballerini della storia.
Si nominavano tanto da sembrare quasi banali, ma lei non li ritrovava nella vita vera.
Anche per questo era preoccupata. Sapeva di volerli trasmettere alle sue figlie, ma come?
In giro si vedevano solo segnali coercitivi o di estrema ostentazione.
Detestava i pregiudizi e i formalismi, indossati come cappotti sui corpi nudi, ma si sentiva vittima del sistema. Ne aveva piena consapevolezza e ciò la addolorava infinitamente.
L’animo umano, scosso da ricorrenti terremoti, sa contrastare nel modo più sublime le sue calamità, ma non ne rimane illeso.
Lei non era più capace di fare resistenza a quell’ansia montante, che da giorni conviveva nel suo intimo. Oramai era completamente posseduta dalla sua ossessione.
Era stata sconfitta, ma non le importava. Voleva solo la fine e smetterla di fare l’eroina mostrandosi sempre inaffondabile.
Quel maledetto giorno la sua anima era sbriciolata in mille pezzi.
Sperava che almeno si sentisse l’eco di quel dolore e che, per una volta, la udissero tutti, quelli Dentro e quelli Fuori.
Non le interessava cosa avrebbero compreso di lei, voleva solo essere ascoltata.
In quell’appannaggio di tormento e caos esistenziale Lavì, nonostante tutto, era stata capace di mostrare la sua riconoscenza alla vita.

Grazie per l’aria che respirava, per le sensazioni e le emozioni che l’avevano raccolta da un angolo di strada e le avevano offerto lo spunto per rialzarsi.
Grazie al sole sulla pelle, al colore del cielo e all’idea di infinito che correva nella sua fantasia.
Grazie all’aria nei polmoni, al vento che soffia nelle orecchie, all’odore del mare e della terra.
Grazie all’energia della gente che cammina vicino a noi.
Grazie al Mondo Dentro che ci fa avvertire qualcosa in più e ce ne fa dono quotidiano, ma Grazie anche al Mondo Fuori, che ci cammina affianco, sfiorandoci, senza neanche percepire la nostra presenza.
L’Amore continuava a guidare l’anima di Lavì, apparentemente persa e ad orientarla nella fitta nebbia che in quei giorni le era scesa addosso.