La madre, triestina, non amava il mare indi per cui le vacanze si trascorrevano rigorosamente in montagna. Il padre, invece, adorava gli orizzonti marittimi e le barche tanto che, da piccolo, costruiva minuscole zattere in serie: “Rospo I”, “Rospo II” e avanti così.

Poi nel 1974, ormai adulta, Alice con il marito e una coppia di amici compra una pilotina a motore di 7 metri circa anche se nessuno di loro sapeva navigare. Appena salpati da Fiumicino, a porto Santo Stefano, primo inconveniente della prima esperienza in barca: si perdono l’ancora (non avevano la minima idea di come si facessero i “famosi” nodi da marinaio) ma non si perdono d’animo e proseguono.

Dopo due giorni il motore fuori bordo (un cygal gamba lunga) casca nell’acqua e anche questa volta i nostri eroi, ormai senza soldi e con la barca in avaria, continuano a non arrendersi. La morale? Da quel momento in poi, Alice viaggerà per 40 anni ma con la più bella barca a vela del mondo. La sua! Le Petit Prince, un Solaris 39 di 12 metri. Ps. Quello di Alice è stato un destino segnato: tra i rami del suo albero genealogico, anche un avo inglese nella Compagnia delle Indie!