C’era una volta in un piccolo mercato di una cittadina di un grande paese popolato da centinaia di milioni di persone un piccolo virus che un giorno si decise a compiare il grande salto. Stufo di rimanere confinato fra gli animali, penso’ bene che fosse giunto il momento di esplorare nuovi mondi, viaggiare in terre sconosciute, sperimentare nuove avventure e perche’ no mettere il mondo un po’ sottosopra scatenando il panico.
Viaggia, fa kilometri su kilometri privilegiando a quanto paese il freddo e l’aria densa di particelle inquinanti. E’ a suo agio in Iran, un po’ meno a Singapore, Taiwan, Korea del Sud. Qui trova gente preparata, disciplinata, abituata ad obbedire senza protestare; insomma non si diverte molto. Cosi riparte, prosegue il suo viaggio verso l’Europa.

Arriva in Italia e li’ si’, si trova a suo agio e pensa bene di fermarsi un bel po’. Che bel popolo gli italiani, chiaccheroni, indisciplinati, un po’ furbetti. Ormai moltiplicatosi in milioni di cloni, lo si ritrova a passeggiare in Francia, Spagna, Germania, Inghilterra. Un tour europeo in pompa magna come non si vedeva dai tempi di Goethe. E’ lui o non è lui, si chiedono i sovrani, ma no, aspettiamo ancora un po’, forse se ne andrà da solo, è solo un’influenza.

E cosi passano i giorni e i giorni diventano settimane e poi boom! Il nostro piccolo mostriciattolo scatena una pandemia globale. Rimane però inspiegabile perchè Curryland, un paese che si stava facendo grandi passi verso la strada dello sviluppo, sia stato solo il 93⁰ paese ad essere colpito, circa 4 mesi dopo che C. aveva fatto le prime vittime nella lontana terra d’oriente.

Angosciati davanti al computer a contare le vittime e l’espandersi dell’epidemia, si teneva le dita incrociate sperando ingenuamento che qui non arrivasse. Non avevamo però fatto i conti con le migliaia di bengalesi in giro per il mondo, soprattutto in Italia che, vuoi per la paura, i bengalesi oltre ad essere molto superstiziosi diventano ingestibili ed irrazionali quando spaventati, vuoi perchè il ristorante/fabbrica/bancarella aveva chiuso, vuoi perchè speravano di lasciare il paese infetto per arrivare in uno dove si poteva ancora fare quello che si voleva, sono arrivati in massa.
E voilà con loro anche C. Il panico è scoppiato tra la gente e l’arroganza in chi deve prendere le decisioni per la nostra salvaguardia.
Mascherine e disinfettanti improvvisamente spariti dagli scaffali dei supermercati e dalle farmacie.

Sono passate altre due settimane. Nel frattempo, dei bengalesi rientrati nessuna traccia. L’Ape Regina si vanta che la situazione è sotto controllo, che nessun aeroporto al mondo ha in atto i controlli che abbiamo noi qui. Le api operaie replicano che fintanto che questa Ape Regina sarà al comando dell’alveare, il virus non potrà mai entrare. Gli aerei dall’Italia continuano ad arrivare. Finalmente iniziano i controlli con lo scanner termale. Dei cinque in dotazione all’aeroporto di Dhaka, due non funzionano. Intanto il gregge passa, viene loro detto di rimanere in auto-quarantena a casa. Solo che per comprendere l’importanza dell’auto-isolamento bisogna essere informati su cosa è lecito fare e cosa no, quali sono le condizioni che ne garantiscono l’efficacia e soprattutto tanta autodisciplina. Costretti alla quarantena, i nostri saputelli si nascondono, non si fanno trovare quando ora l’Ape Regina ha squinzagliato i poliziotti, non si palesano al medico di condotta se non quando denunciati dal vicino che non si è fatto gIi affari suoi, due sono addirittura scappati dall’ospedale dove erano ricoverati.

           

Ma l’arroganza delle api operaie ci convince che il Bengalese medio è abituato a convivere con malattie trasmissibili potenzialmente fatali, vedi malaria, dengue, tutti i giorni dell’anno da decenni, a mangiare cibo adulterato da sostanze pericolose da sempre, sappiamo tutti che mettono il piombo nella curcuma, la polvere di mattoni nel chili, la formalina nel mango, nella papaya e nelle verdure in generale. Il sistema immunitario del Bengalese se ne fa un baffo di C. Viviamo in una delle città più inquinate al mondo; nelle classifiche mondiali siamo sempre sul podio per inquinamento, qualità dell’aria, smog, ecc.

E visto che per tutti questi motivi la nostra aspettativa di vita è piuttosto bassina, da noi non ci sono vecchietti.

In un popolo già di per sè superstizioso, intervengono anche i leader religiosi. Allah pbuh (= peace be upon him, formula che bisogna sempre scrivere dopo il nome Allah perchè…. non lo so ma è sempre bene farlo, non si sa mai) ci salverà se continuate a pregare. Dovete pregare anche per tutti quelli che non leggono il Corano e gli atei, colpevoli di averci portato il mostro a casa.

Nel frattempo i nostri 2000 o forse più emigranti tornati in patria e messi in auto-quarantena se ne vanno in giro per il paese; prendono autobus, treni e traghetti. Alla prima linea di febbre provano a chiamare i numeri messi a disposizione dall’Isituto epidemiologico di Dhaka ma non riescono a prendere mai la linea, vanno in ospedale e trovano gli infermieri in sciopero perchè costretti a lavorare senza protezioni.

Per affrontare un’emergenza ci vuole tempestività, preparazione scientifica e logistica e fiducia nel governo che prenda decisioni consapevoli con trasparenza. In Curryland non c’è nulla che si avvicini anche minimamente a questo.

Ma il rimedio naturale c’è e viene dalla vicina India: un igienizzante all’urina di mucca; si sa, li’ la mucca è sacra e fa anche i miracoli. Ma funzionerà anche per i musulmani? A mali estremi, estremi rimedi.

Aggiornamento al 21 marzo: 24 contagiati e due vittime. Tutti bengalesi ritornati dall’Italia, Germania, Arabia Saudita e i loro familiari.