Ci sono musei, pensati come grandi spazi espositivi, capaci di ospitare opere d’arte e centinaia, migliaia di visitatori ogni giorno e poi ci sono anche musei, le cui dimensioni più ridotte, condizionano gli ingressi e la capienza. Ma se ragioniamo su numeri ancora più lillipuziani troviamo tre nomi che si distinguono: il Warley Museum nello Yorkshire inglese, il MMuseumm a New York e fino al 2015 Edicola Notte nella Roma trasteverina.

Nella cittadina inglese di Warley nella regione del Yorkshire, una cabina in disuso viene trasformata nel museo più piccolo del Globo. È il Warley Museum. Contiene incisioni, vecchie fotografie e oggetti sul villaggio inglese che lo ospita.
Il progetto parte da un’iniziativa della British Telecom intitolata “Adotta una cabina”. La scatola di vetro nella sua storica cornice rossa si reinventa per promuovere il territorio. Warley Museum è un esempio ben riuscito di salvaguardia della storia locale dando una seconda vita a oggetti del passato. E’ aperto dalle 8.00 alle 16.00 e consente l’entrata di una persona alla volta..per ovvi motivi di spazio.

Dalla campagna inglese ci spostiamo nel centro di Tribeca, il quartiere trendy della bassa Manhattan. Uno dei luoghi imperdibili della nuova New York mondana. Loftindustriali convertiti in ristoranti e vecchi edifici, in cui vintage e raffinato design convivono, sono il tessuto urbanistico di questo quartiere newyorkese.
Il MMuseumm è una vecchia ascensore di 6 metri quadrati, pezzo vintage di una fabbrica di vestiti di Broadway.
In vetrina ci sono i cimeli di vita vissuta, uno spazzolino, un sacchetto di chips, una lattina di birra e persino (a detta dei fondatori) della scarpa del giornalista Muntadhar Al-Zaidi lanciata al presidente americano George W. Bush durante la visita a Baghdad nel 2016 e tanto, tanto altro.
Ogni pezzo, esposto su stoffe di velluto, racconta la contemporaneità, le storie individuali che fanno il cambiamento.

Ma andiamo nella Roma capitolina, nel fermento culturale del quartiere Trastevere.
Un corridoio stretto di un metro per 7, conosciuto con il nome di Vicolo Cinque, ospitava, fino a una decina d’anni fa, una stanza bianca e illuminata, che dalle 20.00 alle 3 di notte, metteva in vetrina i lavori di artisti sempre diversi. Per chi passava in quella stradina, la stanza era una continua scoperta di estro e inventiva. L’idea era venuta all’artista malese H.H. Lim, trapiantato a Roma.
Edicola Notte ritagliava il suo spazio a fatica tra le insegne luminose di negozi e di fast food sempre più brulicanti di persone. Alla fine la galleria d’arte, piccolo gioiello nel cuore travesterino, simbolo di resistenza culturale ha chiuso i battenti sopraffatta dal degrado ambientale e la mancata legalità. Il nome edicola evocava l’idea di un tabernacolo in cui custodire l’arte, nello scenario della notte, di per sè spazio intimo e avvolgente.

L’arte attraversa i secoli e trova sempre il modo di raccontarsi. Lo fa nella libertà dei contenuti che di volta in volta trovano casa in spazi e contenitori diversi. Possono essere un edificio, una piazza, un ascensore arrugginito oppure una rossa cabina inglese, “old style”. È così che la vita e l’arte diventano un tutt’uno!