Nord-Est della Siria. La macchina divora chilometri di asfalto su una strada non sicura, controllata da brigate jiadiste filo Ankara. Pochi giorni prima Hevrin Khalaf aveva aspramente condannato il blitz delle truppe turche oltre il confine siriano. Khalaf è il segretario del Partito futuro siriano, la voce del Rojana, una realtà multietnica pacifica che comprende Yazidi, Assiri, Arabi e Curdi nel nord del Paese.

Sono circa 40 milioni i curdi nel mondo, sparsi tra Iran, Iraq, Siria, Turchia e Armenia. Un popolo senza uno Stato. Nella storia esiste un solo documento che prevede la creazione di uno stato curdo indipendente, ma il Trattato di Sevres del 1920 non è mai stato ratificato dai partecipanti.

Durante la guerra civile siriana nasce il Rojana, ma la sola ipotesi di un Kurdistan siriano è una minaccia per la Turchia. 

Khalaf lotta per i diritti delle donne e per la parità di genere. Per la legge islamica è una miscredente. La rapida corsa della vettura si  ferma sotto i colpi dei mitragliatori. La donna viene fatta scendere. Subito la colpiscono con un oggetto acuminato dietro le gambe, poi un colpo viene sferrato al ventre. Cade a terra. Viene trascinata per i capelli lungo l’asfalto polveroso. Un scalpo da viva. Viene lapidata e alla fine un colpo di arma da fuoco, anzi più colpi le crivellano il cervello. Resta il corpo senza vita di una donna. 

Hevrin Khalaf paga in questo modo la sua libertà. A soli 35 anni muore barbaramente uccisa sotto gli occhi del mondo intero mentre l’offensiva contro i curdi continua. “L’operazione fonte della pace” voluta da Erdogan scivola tra rivoli di sangue di innocenti. Mentre l’ultimo contingente americano che senza onore abbandona la Siria al suo destino viene accompagnato dal lancio di patate del popolo curdo.