Nel verde dei parchi la gente dimentica per un attimo le rigide misure anti Covid difese dal Governo di Pechino.

In Cina, dopo l’incendio a Urumqi, capoluogo dello Xinjiang, centinaia di persone hanno protestato contro confinamenti e restrizioni. Post in mandarino hanno collegato il ritardo nei soccorsi, con la morte di una decina di persone, alle misure anti Covid. Il Governo difende la politica tolleranza zero Covid, mentre Shanghai e Pechino diventano l’epicentro delle proteste.

Nel 2020 Xi Jinping aveva dichiarato guerra alla pandemia con una serie di restrizioni rigidissime: lockdown, test di massa e quarantene. La popolazione oggi è sfinita, accompagnata da un senso d’impotenza, nel programmare il futuro ma anche una semplice giornata. Ecco che a Hong Kong nel campus universitario i manifestanti sfilano con fogli di carta bianca, simbolo della censura cinese. Fogli senza slogan, passibili d’imputazioni o arresti. Si canta l’inno cinese, in segno di solidarietà con le vittime dell’incendio, con l’implicita richiesta di allentamento delle misure anti Covid. E mentre il Governo annuncia la semplificazione dei controlli sanitari, i pechinesi si ritrovano nei parchi.
Del resto Pechino sta investendo molto nel verde. Saranno creati 4 boschi urbani pari a 10mila ettari. Un obiettivo ambizioso fissato per il 2050. Intanto noi abbiamo fatto una passeggiata, tra usanze e tradizioni della vecchia Cina, tra il suono di un tamburo, un passo di danza nel parco e un pedalò nelle acque del lago Houhai.