Continuano le proteste contro il regime. Alle donne si unisce una parte della società civile nel nome della cultura della libertà e dei diritti negati.

Cresce l’onda di proteste in Iran che si estende anche al mondo del lavoro in sciopero, gli studenti, i venditori nei bazar, gli insegnanti e gli avvocati. La morte di Masha Amini, il coraggio delle donne iraniane contro lo stato di polizia religiosa, la guerra del velo ha innescato un movimento forte delle coscienze. Si capisce che una parte del Paese chiede a gran voce una svolta, un cambio di passo che coinvolga anche l’occupazione, la lotta alla corruzione, la ripresa economica.

Una presa di posizione, da parte degli Iraniani, contro lo Stato teocratico che da 43 anni controlla la Repubblica, nata dalla rivoluzione islamica contro lo shah. Le donne si ribellano al velo, si tagliano i capelli che nella cultura curda è espressione di lutto ma anche un atto di resistenza contro la negazione dei diritti, della libertà.

“Aghaz-e yek” (che si traduce in italiano come l’inizio della fine) è lo slogan per chiamare, in questi giorni, a raccolta i dimostranti contro la politica repressiva del Governo degli ayatollah. Da quando sono iniziate le proteste sono morte 200 persone, di cui 23 sono minori, riferisce la ong “Iran Human Rights”, con base a Oslo. Il Ministro dell’Istruzione iraniano ha confermato la perquisizione di scuole e l’arresto di molti bambini, trasferiti in centri psicologici (il regime li chiama centri di correzione) per aver partecipato ad alcune manifestazioni di piazza.

“Bisogna sanzionare le persone responsabili”, dice la Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen alla Conferenza degli Ambasciatori.
La protesta tocca anche lo sport. E’ il caso dell’atleta iraniana Elnaz Rekabi, che gareggia senza velo ai campionati asiatici di arrampicata in Corea del Sud. Questa ragazza coraggiosa, una volta rimpatriata, si affretta però a dire su Instagram, che si era dimenticata di mettere il velo e ai giornalisti dichiara che l’hijab le era caduto nella concitazione della gara. Una rettifica forse giustificata dall’improvviso arresto del fratello David Rekabi?

Nella lista delle donne uccise dalla polizia religiosa, anche la sedicenne Ashra Panahi, che muore dopo un pestaggio in una scuola per essersi rifiutata di cantare un inno dedicato ad Ali Khamenei. Dal 1989, la guida suprema veglia sulla tenuta degli ideali rivoluzionari e dei suoi simboli tra cui il nijab, il velo nero che copre il capo delle donne. A far rispettare la sharia, le forze di sicurezza che nel 2019 erano state accusate di aver ucciso 1500 persone e la forza paramilitare dei pasdaran, entrambe responsabili in questi giorni di retate, esecuzioni sommarie e violenti pestaggi contro i dimostranti.

Poche notizie sulla vicenda di Alessia Piperno, la giovane travel blogger arrestata il 28 settembre a Teheran. La Farnesina fa sapere che la ragazza sta bene. Si dice che possa essere stata trasferita dalla prigione di Evin a Teheran dove sono rinchiusi i dissidenti politici. Nel carcere nei giorni scorsi è scoppiato un incendio che sembra sia stato provocato da alcuni detenuti dando fuoco a un deposito di vestiti.

Nell’Iran del poeta e mistico persiano Hafez c’è aria di transizione. Come sarà il post Khamenei? Riuscirà la protesta, disordinata e non organizzata, senza una precisa leadership, a farsi sentire, a decretare il cambiamento? Il rischio, secondo Nicola Pedde, Direttore dell’Institute Global Studies, è che possa rafforzarsi la componente militare della nuova generazione al potere, come dimostra già lo schieramento dell’Iran con Russia e Cina, che spera di collocarsi così nel mercato West Asia. L’invio di droni e forse anche dei missili a corto raggio a Putin nella guerra in Ucraina porterà all’inasprimento delle sanzioni contro il Paese.

Intanto le strade sono in fermento. E’ diventato virale il video di Gohar Eshghi, ottantenne e madre del blogger Sattar Beheshti, ucciso nel 2012 per aver criticato il regime. Nel filmato lei si toglie il velo e invita gli iraniani a scendere in piazza contro chi uccide nel nome della religione.
“Dopo tutto questo tempo il Sole non dice mai alla Terra: mi sei debitrice. Guarda che succede. Con un amore del genere illumina tutto il cielo”. Con i versi del poeta Hafez esprimiamo la nostra solidarietà al popolo iraniano con la speranza che quel Sole sia presto un fascio di luce così potente da cancellare ogni ombra e portare via il buio.