– Chi di voi coltiva il desiderio della morte, non abbia timore a mostrarsi! – dice il prete che ha guidato fino a pochi minuti prima la processione.
All’istante il presbiterio si affolla di una decina di persone che buttandosi a terra, implorano pietà.
– Il suicidio è l’ambizione dell’uomo che vuole sostituirsi a Dio – continua il sacerdote rivolgendosi a quel capannello spaurito: quattro donne e sei uomini raccolti nell’abside semicircolare.Tutti sulla quarantina.
Mi avvicino lentamente. Resto nella penombra di una delle cappelle laterali da cui si accede al cimitero confinante. Tutti sanno che in antichità le sepolture avvenivano nelle zone limitrofe o presso le chiese. La porta del Paradiso (o dei morti) è chiusa. Chi per primo tra quei poveretti che hanno occhi infossati, cerchiati di nero, sporcati di rosso qua e là da tante venuzze e capillari, attraverserà il passaggio des Charitons o dei becchini?

Ne resto affascinata. Di quali torbidi pensieri sono capaci quei poveretti ai piedi dell’altare della chiesa di Sant’Audoeno del villaggio d’Harcourt? Un tempo avrei fatto parlare la loro coscienza attraverso la mia professione di psichiatra. Sarei stata indovina attraverso tanto dolore e risentimento. Oggi prego che nessuno dei proseliti in quella chiesa debba mai conoscere l’arte di cui sono capace e che nascondo dentro le mura del Castello d’Harcourt. Eppure resto a guardare mentre il prete all’altare agita forte l’aspersorio per benedire i presenti. Le stille d’acqua fuoriescono dalla palla che sta all’estremità dell’oggetto sacro e cadono un po’ ovunque.
– Cosa ci fa qui?

Sento una presa forte sulla spalla. Mi giro di soprassalto e l’uomo, che mi ha afferrato il braccio, è paonazzo. Riconosco il sagrestano. La rabbia o il troppo vino infiamma il suo viso che si distingue per il naso protuberante, grosso quanto un pomello tutto rosso.
– Mi lasci, mi sta facendo male! – lo strattono e la sua stretta diventa più flebile ma è ancora ben salda sul mio braccio. L’organista non scalcia più sulla pedaliera e la chiesa si svuota di ogni suono. Si fa improvvisamente un silenzio minaccioso!
– Il nostro Amedé non conosce le buone maniere. Mi scuso per lui ma mi creda: non è opportuno per lei restare! E’ già buio e le strade della nostra contea sono così poco sicure!
Il prete ha ancora l’ostensorio in mano. Lo impugna con così tanto zelo che tradisce una certa durezza. E questo pensiero mi fa sentire molto scomoda.