Cari amici de ISegreti,
14 Agosto 2002, Praga è una città fantasma, i tram non scivolano come veloci anguille rosse lungo le strade, i turisti non si affollano nel centro della Piazza dell’ Orologio in attesa dei magici rintocchi, non si sente il profumo dei “trdelnik” tra le vie di Malastrana e il Ponte Carlo è un lungo corridoio bagnato e deserto che guarda l’acqua della Moldavia che lentamente lo sta divorando. Risuonano in cielo le sirene per annunciare lo stato d’ emergenza, proprio come ai tempi della guerra ed iniziano le evacuazioni nei quartieri più a rischio.

Anche la metropolitana è bloccata, purtroppo le misure anti-allagamento non risultano sufficienti e un po’ alla volta l’acqua raggiunge i cunicoli sotterranei sommergendo completamente ventinove fermate. È un giorno in cui il tempo è sospeso, in cui tutta la cittadinanza è in attesa che l’acqua, quell’immensa forza della natura che è vita, prenda la sua decisione: fagocitare la città o lasciarla vivere.

Il giorno successivo il livello del fiume incomincia a scendere, le famiglie escono dalle abitazioni o dai luoghi provvisori dove hanno trovato ospitalità, i ragazzi si danno subito da fare per ripulire la loro città da pietre, sabbia e macerie e gli ingegneri a calcolare i danni strutturali di ponti ed edifici pericolanti. Dopo vent’anni questa meravigliosa Capitale ha un sistema di protezioni contro possibili alluvioni che garantisce la massima sicurezza, costituito da barriere fisse e mobili lungo gli argini lungo venti kilometri, anche la metropolitana è stata attrezzata con impianti all’avanguardia affinché calamità come queste non debbano mettere in pericolo la vita dei cittadini.

Ma c’è un’altra parte di Praga che ha subito in modo catastrofico l’alluvione di quell’estate: lo Zoo. Le uniche vittime che la forza del fiume ha portato con sé sono un centinaio di animali che i soccorritori non sono riusciti a mettere in salvo. È lo zoo di Praga che piange i suoi caduti: l’ elefante Kádir che per il suo carattere scontroso e un po’ prepotente non obbedisce ai moniti di chi vuole aiutarlo, l’ippopotamo Lentilka che si lascia trascinare dalle acque del fiume salutando la vita in un dignitoso silenzio.

E infine c’è Gaston il leone marino che viene trasportato dalle correnti impetuose fino in Germania. Lungo questo faticoso viaggio, cercando un approdo, molti volontari, gli portano cibo e cercano di trascinarlo invano a riva ma solo nella Sassonia tedesca, dopo quasi trecento kilometri di percorso, riesce a fermarsi. Gaston muore qualche giorno dopo per lo sfinimento, ma nel cuore dei Praghesi rimarrà sempre l’immagine di questo eroe Marino che ha sfidato le acque, che ha lottato per la vita.