Il ministro dei trasporti in combutta con il ministro della salute ha deciso che dal primo di settembre gli autobus riprenderenno a viaggiare con la stessa frequenza e le stesse disposizioni del periodo precovid: ovvero calche paurose alle fermate, sgomitate per salire, aria irrespirabile, distanziamento praticamente nullo. La giustificazione alla base di questa decisione il fatto che il numero dei casi positivi sta a quanto pare scendendo. Secondo i dati ufficiali dai 3000 giornalieri di media siamo passati a poco piu’ di 2000. Bene! Ma staranno veramente scendendo? Probabilmente si, aggiustando un po’ le medie, visto che le cifre ufficiali non sono attendibili e danno solo una limitata idea dell’andamento della diffusione del virus nel paese, nella fattispecie Dhaka.

Il resto del paese e’ ancora sotto acqua e lì del virus non importa niente a nessuno. Le innondazioni hanno rovinato non solo raccolti ma la permanenza dell’acqua salata sul terreno lungo la costa significa che per mesi e mesi quei terreni non saranno piu’ adatti alla coltivazione. Lo straripamento dei fiumi ha portato via con se tonnellate di pesce degli allevamenti, i pescatori cosi come gli agricoltori sono con le mani in mano in attesa degli aiuti dal governo, NGO e iniziative private.
Bisogna far ripartire l’economia, quella importante che sostiene il paese; anche se in realta’, se guardiamo bene, non si e’ mai fermata. Le grandi industrie del tessile sono state a porte chiuse giusto forse un mese a marzo, poi hanno di corsa richiamato gli operai in fabbrica. Se i grandi magazzini stranieri quali Zara, H&M, Oviesse, C&A, ecc. ecc. hanno cancellato ordini e non hanno pagato merce gia’ pronta alla spedizione, le industrie sono stati veloci ad addocchiare il business delle mascherine e dei camici di protezione.

Le statistiche pero’ dicono che il 90% delle persone nella capitale ha avuto una diminuzione del reddito, e chi gia’ guadagnava poco si e’ visto costretto a lasciare Dhaka e ritornare al paese di origine perche’ non piu’ in grado di pagare l’affitto.
Gli uffici statali stanno richiamando i dipendenti in ufficio, basta telelavoro.
Non ci sono piu’ scuse: i casi stanno diminuendo, gli ospedali si stanno svuotando e ora hanno anche l’autobus per spostarsi esattamente come prima. Basta indossare la mascherina, obbligatoria anche se nessuno ti da la multa se non la porti, disinfettarsi le mani all’entrata degli uffici o dei negozi, anche se la maggior parte delle volte, come ho notato io stessa, il disinfettante e’ talmente diluito che non sa neanche piu’ di alcool, e praticare il distanziamento sociale, tranne ovviamente quando si aspetta l’autobus.

Dall’inizio della pandemia niente e’ stato preso sul serio, dal numero di test eseguiti, che non ha mai superato i 15.000 al giorno, al tracciamento dei positivi, abbiamo anche noi qui una specie di Immuni ma che nessuno a quanto pare si e’ preso la briga di scaricare, all’isolamento o lockdown delle zone piu’ infette. Hanno provato a chiudere un intero quartiere per quindici giorni per arrendersi al primo esperimento del genere vedendo che la gente scavalcava le barricate per andare a fare le commissioni di “estrema necessità”.
Come ho gia’ detto piu’ volte, i bengalesi sono molto superstiziosi, irrequieti, impulsivi e si affidano volentieri alle mani del signore, molto di piu’ di quanto sia giusto e lecito e questo e’ il mantra a cui traggono ispirazione un po’ tutti, dai funzionari di governo, vedi il nostro ministro della salute, alla gente comune.
Alla fine di febbraio i nostri al governo dicevano che il Covid non sarebbe mai arrivato in Bangladesh, che i bengalesi sono talmente devoti e pii che le loro preghiere avrebbero tenuto il virus lontano dalle coste del Bengala. Non e’ stato così e sperarlo e’ stata una leggerezza imperdonabile.
Pero’ le TV filo-statali ci fanno vedere che le sale rianimazioni sono vuote e le code di persone che fanno la fila davanti alle strutture pubbliche per fare il test sono di persone che esagerano, che si vogliono fare il test per sfizio e non per necessita’.

E’ stato sufficiente questo per fare dire sempre al nostro ministro della salute che acquistare ventilatori e’ una spesa superflua anche perche’ chi ha bisogno del ventilatore, al 90% e’ gia’ spacciato e cosi proporre una tariffa di 200 Taka (poco meno di 2 euro) per ogni persona che voleva fare il test nelle strutture statali. Il risultato e’ stato che le file si sono accorciate, mancano cioe’ tutti coloro per i quali 200 Taka sono magari il guadagno di una giornata di lavoro che serve a mantenere la famiglia. O si mangia o si fa il test.
E sempre perche’ il virus non sta facendo vittime a sufficienza, e’ stato cancellato il bollettino odierno alla TV che ci teneva informati e il numero di ospedali dedicati alla cura di pazienti Covid.
Da cinque mesi a questa parte i dati ufficiali parlano di 35 morti al giorno, ma secondo il guardiano di un cimitero di Dhaka, intervistato da un giornalista, i morti sono almento quattro volte di piu’. Molti muoiono per Covid senza avere fatto il test e quindi non rientrano nelle medie ufficiali, altri muoiono prima di avere il risultato e quindi forse andranno tra i guariti; altri in cimitero non ci arrivano proprio. I cimiteri sono per i ricchi; chi e’ povero o ha ancora una casa nel villaggio natio viene seppellito dietro casa o in un angolo del giardino; sconosciuti all’anagrafe sia quando nascono che quando muoiono per vivere nel ricordo di chi li ha conosciuti e basta.

Sei hai pero’ 35 Euro a disposizione puoi fare il test nelle strutture private, avere il risultato entro un paio di giorni e se necessario spendere in media dai 2000 ai 3000 Euro per un ricovero di una quindicina di giorni, senza rianimazione ovviamente.
La pandemia ha esposto le falle dei sistemi sanitari di tutti i paesi del mondo, del resto essere preparati al 100% ad un evento del genere era impensabile soprattutto qui, e in paesi simili. Ma questa non e’ una novita’, gia’ si sapeva che qui chi e’ ricco ha piu’ speranze di salvarsi e chi e’ povero si puo’ affidare solo alle preghiere o alle previsioni del nostro ministro della salute. Se non altro, a ben giudicare, sono sempre state confortanti. Magari qualcuno ci ha anche creduto e insieme alla fede gli ha permesso di non cadere in depressione, di affrontare un nuovo giorno con fiducia e speranza che tutto alla fine andra’ bene. Fra qualche qualche decennio, quando ripenseranno a questo periodo, si ricorderanno di questo personaggio come un grande leader che ha saputo tenere alto il morale della popolazione e navigare la pandemia con competenza e saggezza.

Gli daranno un’altra bella pacca sulle spalle come se l’e’ data lui qualche settimana fa, elogiando il suo operato e quello del governo nell’affontare la pandemia. Del resto i dati sono a suo favore. Pochi paesi hanno avuto mi pare una media di 30 morti al giorno e un PNL che non ha subito variazioni, sempre stando ai dati ufficiali delle proiezioni economiche del governo per quest’anno finanziario.
Siamo talmento bravi che a noi non servira’ neanche il vaccino perche’ stando alle parole del nostro esperto di medicina, il virus se ne andra’ via da solo. Basta perseverare, pregare e avere pazienza.
Vabbe’, anche l’autobus, se si aspetta, prima o poi arriva. Basta avere pazienza.