Con rispetto per l’intramontabile rosa, anche la peonia può vantare il primato di Regina di tutti i fiori. Almeno era così nell’antica Cina dell’imperatore Yang (605-617) della dinastia Sui, e di quella Tang (618-907) che la coltivò e protesse nei grandi palazzi imperiali, così da far diventare i migliori esemplari parte della dote.

Queste bellezze della natura, conosciute in Europa anche come “rose senza spine” e che sbocciano tra la primavera e l’inizio dell’anno (follie meteo permettendo!), furono introdotte in Giappone nel XVIII secolo e da quel momento furono oggetto di ispirazione per  poeti, ceramisti e pittori.

Tuttavia – dato che la storia è costruita su milioni di ‘ma’ e altrettanti  ‘tuttavia’ – gli antichi Romani, già conoscevano le peonie che usavano ampiamente per scopi terapeutici: erano almeno 20 le malattie che ci curavano.
Quelli dell’SPQR, in realtà, avevano mutuato la conoscenza degli effetti benefici della pianta, dai Greci. Non a caso, il nome paeonia deriva dal greco παιωνία /paiōnía/ “salutare” (cfr. vocabolario Treccani).

Per i più curiosi consiglio un giro tra le pagine dell’Iliade dove si racconta del medico Peone che cura Plutone  ferito da Ercole e, anche,  tra quelle della leggenda cinese che narra di alcune ninfe che usavano i petali delle peonie per nascondersi.

 

Delle ninfe cinesi non ho alcuna foto ma di alcune peonie sì. Per info su come  curarle, coltivarle o -arle in generale, Google vi sarà di grande aiuto.

Vi voglio bene, alla prossima!