È Venerdí ; mille whatsapp iniziano ad affollare il mio telefono, io sono in ufficio organizzando per il giorno dopo, un tour della città per un Gruppo appena arrivato alla Coruña.
Sblocco il telefono e comincio ad aprire i file che annunciano le nuove restrizioni covid per il fine settimana.
-Ma come? Questo fine settimana? Quello che inizia fra due ore, all’uscita dall’ufficio?-
– Si- mi dice un collega, cosí la gente non può organizzarsi per uscire dalla città.
Dalle 15.00 dello stesso venerdí; accesso limitato alla città, restrizioni perimetrali dei centri urbani con numero di casi ritenuti eccessivi, riunioni solo con persone conviventi, chiusura di tutte le attività di ristorazione per un mese intero, e altre restrizioni alle quali probabilmente non ho prestato molta attenzione perche non riguardano le mie attuali condizioni di single e senza figli.
Chiamo le mie amiche con rassegnazione:
– Ragazze, avete letto? dobbiamo rimandare la birra di stasera – mentre ripasso mentalmente le serie, di Netflix che mi aiuteranno, da oggi, a far passare più velocemente le serate.
Questa nuova restrizione si aggiunge al coprifuoco dalle 23 alle 6 , imposto già la settimana scorsa. La libertà di azione e movimento si riduce a un bollettino ufficiale che, con i suoi aggiornamenti, dà l’ impressione che le piccole e insignificanti decisioni che prima prendevamo senza quasi pensare, ora siano delle preziose concessioni.
Il buon umore e la collaborazione popolare, che aveva caratterizzato gli spagnoli durante il primo confinamento, sembra iniziare a diluirsi e a lasciare spazio al nervosismo, alla stanchezza, alla paura di un, sempre più palpabile, crollo economico in un paese che basa la gran parte del suo pil sul settore del turismo e della ristorazione.
I turisti possono continuare a entrare da tutti gli aereoporti senza dover fare un test del covid, dicono che è per cercare di salvare, disperatamente, la stagione.
Li attraggono con voli quasi regalati e prezzi di alloggi sempre più ridotti. Le feste popolari sono cancellate, la sfilata dei re magi, del 6 Gennaio, già è stata cancellata; annunciano un natale “diferente”, per non dire che non hanno idea di cosa succederà e per lasciare fino all’ultimo momento un riflesso di normalità alla quale già nessuno crede.
Ai telegiornali si parla di ribellioni che si sono succedute dopo l’annuncio di copri fuoco delle grandi città, come Barcellona o León, dicono che si tratta di gruppi di giovani di estrema destra o sinistra ( dipende dal canale che trasmette il telegiornale ) …in una parola estremisti, che hanno rotto vetrine cantando alla libertà ( ?). I piccoli negozi stanno chiudendo, l’odore di un secondo lock down completo si fa sentire con sempre più forza.
Cerco di mettere in ordine le idee. Con il bombardamento continuo di notizie degli ultimi 8 mesi com’è possibile non farsi una idea di come si potrebbe risolvere? Io sono di quelle persone, forse un pò presuntuose, che hanno sempre un’idea, per piccola e inutile che sia, una idea da regalare a chi ci vuole ascoltare. Cerco disperatamente un’ idea su come uscirne, magari solo per rassicurarmi, ma la verità è che stavolta non ce l’ho, nella mia mente regna il bianco più assoluto .
Ogni giorno ho più esperienza e meno cognizione di quello che sta succedendo.
Solo riesco a pensare che questa pandemia non comporterà solo conseguenze fisiche, ma che le piú gravi saranno quelle psicologiche. Aristotele definì l’essere umano un animale sociale, e gli spagnoli sono i più grandi protagonisti della cultura del contatto. Questo virus ci sta obbligando alla distanza, alla solitudine, alla diffidenza verso il prossimo e non tutti saranno capaci di sopportarlo. Mentre scrivo, si affaccia sulla città un timido acobaleno, forse per superare tutta questa assurda situazione, dobbiamo solo tornare a cercare la felicità nelle piccole cose.

Eliana Pirrello