La passeggiata mattutina con il mio cane sta per terminare e mi avvio alla macchina. La giornata è limpida, un bel sole invoglia a fermarsi ancora un po’….e non è l’unico a farci ritardare il rientro a casa: un gruppetto di giovani scouts ci si avvicina chiedendomi gentilmente di rispondere a qualche domanda. Accetto volentieri senza pensare molto a ciò che di lì a poco mi viene chiesto.
“Ci può dire cosa gli adulti possono augurare ai giovani?”.
“ Un suo sogno che vorrebbe si realizzasse per i giovani?”
Due domande che nella loro semplicità mi fanno riflettere soprattutto perché non vorrei dire loro qualcosa di banale, di scontato, le solite frasi fatte. Iniziamo a chiacchierare…..

Sono ragazzi e ragazze che, come molti coetanei provenienti da tutta l’Italia, hanno trascorso la loro Pasquetta a Roma rinunciando alla consueta festa in famiglia o in compagnia di amici; loro hanno scelto Piazza S. Pietro e un piccolo grande uomo vestito di bianco che li ha intrattenuti pregando e parlando con la semplicità che lo contraddistingue e che arriva direttamente al cuore. Papa Francesco ha spronato i giovani a buttarsi nel mare della vita senza esitazione, con coraggio; ha lodato i giovani per il loro “fiuto”, la capacità di poter comprendere ciò che va o non va fatto evidenziando tutta la sua fiducia nelle nuove generazioni. Ma soprattutto ha invitato i giovani ad illuminare le paure tipiche della loro età, a non arrendersi mai e a chiedere aiuto ogni volta che necessita.

Ora tocca a me dare delle risposte ai giovani scout che ho davanti: l’augurio è la serenità che forse manca da tanto tempo, la possibilità che i giovani possano vivere senza sentire il peso di una costante precarietà.
Il mio sogno per loro è la realizzazione concreta di tutto ciò che la vita può offrire in termini di amicizia, amore, rispetto reciproco. Non più parole astratte ma realtà vivibili e condivisibili.